Innovazione

Plastica biodegradabile: una via per restituire all’Europa la leadership industriale

Da problema a soluzione: la plastica è una delle principali cause di inquinamento e ci sono sempre maggiori evidenze in relazione ai danni che sta provocando all’ambiente. Difficile peraltro abbandonarla a meno di non trovare soluzioni che consentano di replicare la sua stessa comodità e flessibilità di utilizzo come le plastiche biodegradabili e le eco-bioplastiche. L’esperienza e la visione di Germano Craia, Chief Executive Officer KIK Compounds e la fondamentale differenza tra bioplastiche e plastiche biodegradabili

Pubblicato il 23 Mar 2021

Germano Craia, Chief Executive Officer kik compounds
Germano Craia, Chief Executive Officer KIK Compounds

I danni all’ambiente e alla società provocati dalla plastica e dai suoi derivati sono da tempo sotto gli occhi di tutti. L’impatto ambientale di questi prodotti sta causando problemi gravissimi per i quali è sempre più difficile trovare una soluzione. Appare evidente che è sempre più necessario identificare delle soluzioni che permettano nello stesso tempo di ridurre l’utilizzo di prodotti basati su questo materiale, di rendere più efficaci le azioni già avviate per il recupero e nello stesso tempo allargare il raggio d’azione per sostenere percorsi di sviluppo alternativi, con materiali innovativi che possano garantire le “caratteristiche di utilizzo” della plastica, ma che siano nello stesso tempo eco-compatibili. Si colloca in questa direzione l’esperienza di KIK Compounds, che vogliamo raccontare grazie alla testimonianza di Germano Craia, Chief Executive Officer della società.

Nel 2016, Germano Craia, dirigente d’azienda a livello internazionale nel settore della plastica, ha deciso di creare un’azienda con l’ambizione di risolvere un problema che lui stesso aveva parzialmente contribuito a creare: i rifiuti plastici. Così, Germano – il quale preferisce definirsi un imprenditore europeo piuttosto che italiano – ha scelto la città di Târgoviște, in Romania, come luogo perfetto per aprire KIK Compounds, un’azienda specializzata nella produzione di plastiche biodegradabili ed eco-bioplastiche destinate a settori strategici come l’industria calzaturiera, gli imballaggi, i giocattoli, le costruzioni ed il settore automobilistico.

Craia e il suo team hanno iniziato a lavorare in stretta collaborazione con l’Istituto di ricerca multidisciplinare per la scienza e la tecnologia (ICSTM) presso l’Università Valahia. Quattro anni dopo, KIK Compounds è cresciuta e conta clienti in tutta Europa e in Asia, e conta partnership con diversi centri di ricerca.

Quali motivi hanno spinto alla creazione di KIK Compounds?

La plastica viene utilizzata ovunque: imballaggi, costruzioni, tessuti, automobili, dispositivi elettronici, agricoltura. L’uso della plastica è aumentato di venti volte negli ultimi cinquant’anni, e non c’è una sola zona del mondo che non conosca i danni dell’inquinamento plastico. Il problema della quantità di plastica nei nostri oceani è stato ampiamente discusso negli ultimi anni – e secondo un rapporto del 2017, entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci nel mare. Più recentemente, abbiamo scoperto che le particelle microplastiche sono persino entrate nel nostro corpo e scorrono nelle nostre vene. KIK Compounds nasce dalla volontà di risolvere questo problema. Con il nostro team, lavoriamo per sviluppare soluzioni che permettano alle industrie e alle persone di sostituire la plastica tradizionale con materiali biodegradabili che presentano caratteristiche simili alla plastica ma non comportano lo stesso impatto sull’ambiente e sulla salute umana.

Quanto tempo serve prima che la plastica biodegradabile sia nella condizione di sostituire la plastica tradizionale?

È necessario che la transizione avvenga il prima possibile. Le plastiche biodegradabili e le bioplastiche in generale non possono essere viste come il futuro, ma devono essere considerate il presente.  La produzione globale di plastica nel 2019 ha raggiunto i 368 milioni di tonnellate – un aumento di 9 milioni di tonnellate rispetto al 2018. E si stima che ci siano 150 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica nei nostri mari e negli oceani. Se non interveniamo subito, questo enorme mole di rifiuti potrebbe quadruplicarsi entro il 2040.

La plastica biodegradabile è davvero una tecnologia così innovativa? Cosa cambierà davvero nella nostra vita quotidiana?

La plastica è stata una tecnologia rivoluzionaria, questo è indiscutibile. Ha contribuito a cambiare le nostre vite e ha aiutato la nostra storia industriale. Il problema della plastica è che ci è sfuggita di mano. Ha invaso il nostro ecosistema, e stiamo parlando di un prodotto che rimarrà nel nostro ambiente per migliaia di anni. Quindi perché non abbracciare in modo convinto questa alternativa, molto più sostenibile,? Stiamo parlando di prodotti che mantengono tutte le caratteristiche della plastica, ma che sono anche biodegradabili. La plastica biodegradabile è plastica. Ma è rivoluzionaria, nella misura in cui non diventa un rifiuto millenario. Uno dei più grandi vantaggi della plastica biodegradabile è che non cambierà affatto la nostra vita quotidiana o la qualità dei prodotti, perché mantiene tutte le funzionalità che la plastica fornisce da oltre un secolo. Quello che ci permetterà di fare in piú è di proteggere l’ambiente e la nostra stessa salute.

Si dovrebbe arrivare a vietare, come sostengono alcuni, l’utilizzo delle plastiche “tradizionali”?

È un argomento complesso. Vietare la plastica non risolve le sfide ambientali che dobbiamo affrontare. È una soluzione semplicistica ad un problema molto complicato. Dobbiamo tenere in considerazione che molti dei materiali che normalmente vengono utilizzati in sostituzione della plastica, sia nelle industrie e che nella nostra vita quotidiana, hanno molto spesso un maggiore impatto ambientale.

Alcuni critici dicono che le bioplastiche non sono così sostenibili come normalmente si pensa. Com’è la situazione?

In quanto tale, la designazione ‘bioplastica’ indica solo che il materiale non è prodotto con combustibili fossili, ma non indica né garantisce che sia anche sostenibile e riciclabile. Alcune bioplastiche possono persistere nell’ambiente come le plastiche tradizionali e la loro produzione potrebbe avere un impatto ambientale addirittura maggiore. Per esempio, se uso cellulosa derivata dal legno per produrre bioplastica, contribuisco alla deforestazione, che è responsabile del 30% delle nostre emissioni annuali di anidride carbonica. Se uso un cereale come il mais, sto riducendo la disponibilità di un importante alimento dal mercato globale.

Ecco perché è molto importante distinguere tra bioplastiche e plastiche biodegradabili. Noi di KIK ci focalizziamo soprattutto sulle plastiche biodegradabili, perché crediamo che siano la soluzione più sostenibile e pratica sia per l’industria che per l’ambiente. Per quanto riguarda le bioplastiche, crediamo che anch’esse possano giocare un ruolo positivo e fondamentale, ma solo se sono prodotte in modo sostenibile ed etico.

KIK Compounds produce anche bioplastiche?

Sì, e le nostre bioplastiche sono sostenibili ed etiche. Potremmo dire che sono eco- bioplastiche! Per la loro produzione, usiamo solo prodotti vegetali riciclati, come gli scarti del caffè o l’olio di mais usato, e garantiamo ai nostri clienti materiali riciclabili milioni di volte dopo il loro utilizzo. Con la nostra produzione non vogliamo contribuire alla deforestazione o alla riduzione delle fonti alimentari, e ci sforziamo di creare un modello positivo che possa finalmente liberarci anche dalla dipendenza dai combustibili fossili.

Oggi, le bioplastiche rappresentano un minuscolo 1% della produzione globale di plastica, e mentre la domanda sta aumentando e potrebbe salire di quasi il 30% entro il 2030, credo che questa transizione debba accelerare.

Che ruolo può avere l’Europa nella produzione di bioplastiche?

Stiamo già assistendo a un calo del consumo di plastica tradizionale in tutta Europa. L’Asia è  in testa nella produzione di bioplastiche con il 46% della produzione mondiale, mentre l’Europa si attesta al 26%. Nel 2025, la quota di mercato dell’Europa dovrebbe aumentare, mentre la produzione relativa dell’Asia dovrebbe diminuire.  La forza dell’Europa risiede in due fattori importanti: il suo mercato e le sue competenze. Il continente europeo è il più grande consumatore di bioplastiche e la ricerca e sviluppo dell’Unione Europea dedicata alle bioplastiche è anche la più avanzata al mondo. Un fattore chiave nel successo di KIK Compounds, per esempio, è la nostra stretta collaborazione con l’Istituto di Ricerca Multidisciplinare per la Scienza e la Tecnologia (ICSTM) dell’Università Valahia di Târgoviște, in Romania. Quando si tratta di sviluppare nuove applicazioni industriali, mi sembra ovvio che business e ricerca devono andare di pari passo.

Cosa state facendo per sensibilizzare le istituzioni sulla minaccia rappresentata dai rifiuti di plastica?

Sono convinto che tutti i membri del Parlamento europeo e i funzionari dell’UE siano consapevoli dei pericoli che i rifiuti plastici rappresentano per le generazioni presenti e future. Il nostro dialogo con le istituzioni europee vuole essere costruttivo. Noi di KIK pensiamo che, in seguito alla crisi dovuta al Covid-19, la produzione di plastiche biodegradabili e di eco-bioplastiche non rappresenterebbe solamente un’importante ambizione ecologica, ma anche una grande opportunità industriale per la ripresa economica in Europa.

Che ruolo possono avere le plastiche bio e biodegradabili in termini di rilancio dell’economia?

L’Europa ha l’opportunità di diventare il primo continente carbon neutral in un paio di decenni, e questo è fantastico. Ma perché non diventare anche il leader mondiale nella produzione di plastiche biodegradabili ed eco-bioplastiche? Se l’Europa sceglie di investire nell’innovazione, non solo rilancerà la propria economia, ma si posizionerà anche come trendsetter globale.

Immagine fornita da Shutterstock.

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