Sostenibilità

Il settore idrico italiano ha bisogno di una svolta sostenibile

Secondo l’Osservatorio Community Valore Acqua per l’Italia, il nostro Paese è in fondo alle classifiche europee per la sostenibilità nell’uso della risorsa idrica. Serve una nuova stagione di investimenti

Pubblicato il 26 Mar 2021

L’Italia è un Paese fortemente idrovoro: con 153 m3 annui pro capite, il nostro Paese è il 2° paese dell’UE per prelievi di acqua ad uso potabile (due volte superiore rispetto alla media europea) e, con 200 litri pro capite consumati all’anno è primo mondo per consumi di acqua minerale in bottiglia (rispetto a una media europea di 118 litri), nonostante la qualità dell’acqua in uscita dai nostri rubinetti sia la migliore d’Europa. Tutto questo ha degli impatti difficilmente conciliabili con la sostenibilità del settore idrico nazionale nel suo complesso, che avrebbe invece bisogno di investimenti importanti nei prossimi anni. Questi i risultati principali della seconda edizione del Libro Bianco, una ricerca frutto dell’Osservatorio Community Valore Acqua per l’Italia, che ha raccolto e analizzato dati economici pluriennali di 2 milioni di aziende operanti nella filiera estesa dell’acqua, per un totale di oltre 50 milioni di osservazioni. Il report evidenzia come il fatturato del settore del ciclo idrico esteso nel periodo 2013-2019 sia cresciuto del +4,4% in media all’anno, raggiungendo un valore di 21,4 miliardi di euro. Eppure, l’Italia è agli ultimi posti nella classifica europea per investimenti nel settore idrico: le infrastrutture sono obsolete e inefficienti, infatti circa il 60% della rete idrica nazionale ha più di 30 anni e il 25% più di 50.  Con delle ricadute importanti per l’ambiente: circa il 47,6% dell’acqua prelevata per uso potabile viene dispersa. Non a caso il nostro Paese si trova al 18º posto in Europa nell’indice “Valore acqua verso lo sviluppo sostenibile”, un indicatore utilizzato per capire come la gestione efficiente della risorsa idrica impatti sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030.

Cosa fare per rendere il settore più sostenibile

Per rimettere in carreggiata il settore,  la Community Valore Acqua ha avanzato proposte, indicate nel Libro Bianco, che seguono 4 direttrici:

  • Utilizzo dei fondi Next Generation EU, che prevedono nel Recovery Fund un investimento di circa 20 miliardi di euro;
  • un aggiornamento delle tariffe per finanziare in modo trasparente gli investimenti sulla rete infrastrutturale;
  • la transazione all’Economia Circolare, che punta sul riciclo e riuso delle acque, sulla captazione delle acque piovane e sullo sfruttamento virtuoso dei fanghi di depurazione;
  • L’avvio di campagne informative che educhino e rendano consapevoli i cittadini in merito al reale consumo di acqua: una famiglia di 4 persone stima un utilizzo di 77 litri di acqua al giorno, quando l’effettivo utilizzo è di oltre 500 litri.

Secondo il Gruppo Celli, che ha partecipato alla presentazione della ricerca con l’intervento del CEO Mauro Gallavotti,  è fondamentale valorizzare la risorsa sfruttando al massimo la digitalizzazione, attraverso sistemi di erogazione intelligenti, installati direttamente all’interno dei condomini e delle abitazioni, che creino interazione tra il consumatore e l’erogatore

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“L’Italia è il 1° paese al mondo per consumo pro-capite di acqua minerale in bottiglia – dichiara Mauro Gallavotti, CEO del Gruppo Celli. Un modello di consumo estremamente sbilanciato, come più volte evidenziato dagli studi della Community. Questo ha impatti ambientali non più sostenibili. Crediamo che per ribilanciare questo modello di consumo ci sia bisogno di valorizzare l’acqua di rete e implementare quelle tecnologie di erogazione avanzate che rientrano nel concetto di Smart Home 5.0, Smart City e Green Buil-ding”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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