INSIDE COP28

Fortune: “Più della metà delle big globali non ha un CSO, senza di loro la sfida di Parigi è persa”

In occasione di Cop28, Fortune mette in luce i risultati della ricerca di Climate Impact Partners sugli impegni climatici della Fortune Global 500: le aziende senza un Responsabile della Sostenibilità, oltre la metà, mostrano un incremento delle emissioni del 3% nell’ultimo anno, mentre quelle con tale posizione vedono una diminuzione. “Il settore privato ha un ruolo cruciale nel colmare il crescente divario dai target di Parigi: la soluzione è un professionista ad hoc”

Pubblicato il 04 Dic 2023

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“Il Global Stocktake in discussione a Cop28 è destinato a fornire una verità che fa riflettere: gli attuali sforzi per ridurre le emissioni non sono sufficienti per raggiungere il nostro obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi Celsius. È chiaro che gli impegni dei governi non guideranno un’azione sufficiente e il settore privato è sempre più sotto pressione per colmare il crescente divario nelle emissioni“.

Ad affermarlo è la rivista Fortune, che in occasione del summit di Dubai mette in luce i risultati di una ricerca sugli impegni climatici della Fortune Global 500 proponendo una soluzione alle sfide che le aziende si trovano ad affrontare sul fronte climatico: “Un responsabile della sostenibilità, un leader in grado di impostare strategie per incorporare le priorità climatiche negli obiettivi aziendali, allineare scopo e profitto e navigare nella pletora di nuove normative e standard che mettono le azioni e le rivendicazioni sul clima sotto il microscopio”.

CSO: questo “importantissimo” sconosciuto

L’importanza del Chief Sustainability Officer (CSO) – o ruoli equivalenti – emerge in particolare dalla ricerca condotta da Climate Impact Partners, leader mondiale fra i gruppi di mercato volontario del carbonio, che per Fortune ha esaminato gli impegni climatici della Fortune Global 500.

I risultati mettono in luce che il CSO non esiste in più della metà delle più grandi aziende del mondo. Eppure la sua importanza è evidente: le aziende senza un CSO hanno visto le emissioni aumentare del 3% nell’ultimo anno, mentre quelle con tale posizione hanno registrato una modesta diminuzione.
“Si prevede che questo ruolo chiave, nonostante sia ancora relativamente nuovo, avrà un impatto sempre maggiore – spiega Fortune -. In effetti, preoccuparsi del cambiamento climatico è positivo anche per gli affari. Tra le più grandi aziende del mondo, quelle che hanno ridotto le emissioni dichiarate dal 2021 al 2022 hanno infatti guadagnato in media quasi 1 miliardo di dollari in più di profitti rispetto ai loro pari”.

Target climatici più ambiziosi grazie al CSO

Non è tutto. Le aziende Fortune Global 500 con un CSO fissano obiettivi di carbon neutral e zero net rispettivamente sette e tre anni prima, rispetto a quelle senza CSO. Tra quelle stesse aziende, quelle con un obiettivo entro il 2030 o prima hanno ridotto le emissioni operative del 7% dal 2021 al 2022, mentre le aziende senza un obiettivo entro il 2030 hanno registrato un aumento delle emissioni del 3%. Questo è il motivo per cui gli obiettivi sono una posta in gioco e il CSO risulta essenziale per definire la giusta ambizione e il percorso da seguire per l’azienda.

Il “peso” degli standard e dei regolamenti

L’introduzione di standard e linee guida sulle dichiarazioni, come la Direttiva Green Claims dell’UE e la Voluntary Carbon Markets Integrity Initiative (VCMI), sta mettendo in difficoltà le aziende mentre cercano di evitare accuse di greenwashing. L’ultimo regolamento del VCMI, che fornisce indicazioni sull’uso credibile di crediti e dichiarazioni di carbonio di alta qualità, sta lavorando per costruire l’integrità, end-to-end, dall’offerta (fornitura di crediti di carbonio) alla domanda (acquisto di crediti di carbonio). Intanto, a partire dal prossimo anno, la California richiederà alle aziende di riferire sul loro impegno nel mercato volontario del carbonio. Subito dopo, l’UE seguirà con le proprie normative sulla divulgazione, insieme alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti con la tanto attesa norma ESG.

Tutto ciò – spiega Fortune – sta “costringendo le organizzazioni della società civile a concentrarsi maggiormente sulla contabilità e sulla conformità piuttosto che sulla strategia per ottenere riduzioni. La regolamentazione può fornire struttura, direzione, chiarezza e credibilità, ma i team di sostenibilità aziendale devono essere preparati a trovare i passaggi tra le diverse regole e i requisiti di informativa”.

Dalla Cop28 pesanti responsabilità, ma prima serve assumere

Alla luce di questo, Fortune prevede che “tutti usciranno dalla COP28 con pesanti responsabilità: le aziende hanno bisogno di un forte responsabile della sostenibilità per avere successo e allo stesso tempo intraprendere azioni coraggiose sul clima. Ma per raccogliere i benefici, le aziende devono prima effettuare le assunzioni“.

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