Enercom Point of View

Comunità energetiche: cosa sono, esempi e benefici concreti per l’ambiente

Il modello degli energy citizens e delle comunità energetiche rinnovabili disegna il futuro dell’energia. Entro il 2030 saranno già 100mila le realtà che in Italia coinvolgeranno cittadini e imprese. La crescita riguarderà soprattutto impianti solari, ma non solo, e i benefici saranno economici e ambientali. Con Matteo Atzei di SIMET, parte del Gruppo Enercom, una fotografia della situazione

16 Feb 2022

Michele Ciceri

Giornalista

“Lavoriamo perché domani sia un mondo migliore – afferma Matteo Atzei, responsabile Efficienza Energetica di SIMET, parte del Gruppo Enercom – e nel modello di comunità energetica rinnovabile c’è la nostra idea di sostenibilità, ambientale, sociale ed economica. Una sostenibilità dove al centro ci sono le persone”. Una comunità energetica è il modo con cui i cittadini possono unirsi, e lo stanno già facendo in tutto il mondo, per acquistare rilevanza nel settore energetico nella veste di prosumer, produttori e consumatori di energia. Trattandosi di un modello basato sulle energie rinnovabili, è anche un modo per affrontare l’emergenza climatica riducendo le emissioni clima alteranti. “A rendere possibile tutto questo è il progresso tecnologico – dice Atzei – il che fa di una comunità energetica il classico esempio dell’importanza delle tecnologie per riuscire a condividere l’energia in modo virtuoso e garantire il buon funzionamento della rete. Tanto quanto è importante l’educazione delle persone all’utilizzo responsabile dell’energia”.

Presente e futuro delle comunità energetiche

Una comunità energetica è un insieme di persone che insieme producono, gestiscono e consumano l’energia prodotta da impianti locali di proprietà della comunità stessa. “Trattandosi di energia rinnovabile si parla di comunità energetiche rinnovabili, con tutta la gamma delle fonti presente, ma soprattutto il fotovoltaico. Le persone-utenti sono singoli cittadini, condomini, imprese, nessuno escluso tra chi può avvalersi di un impianto per la produzione di energia rinnovabile e condividerne la gestione”. Con le comunità energetiche siamo già oltre l’autoconsumo collettivo parliamo di un modello che sta disegnando il futuro dell’energia.

Secondo i dati del Politecnico di Miano, entro il 2025 in Italia saranno attive all’incirca 40mila comunità energetiche di diverso tipo e dimensione. Il numero delle famiglie coinvolte in progetti di autoproduzione e autoconsumo dell’energia arriverà a 1,2 milioni, 200 gli uffici e 10mila le PMI. A quel punto, è calcolabile che la riduzione dei costi di distribuzione e trasmissione a carico dell’utente finale sarà di 720 milioni di euro e questo innescherà un’ulteriore accelerazione che potrebbe far aumentare oltre quota 100mila il numero complessivo delle energy communities italiane. Tutti i Paesi europei saranno interessati dal fenomeno e, secondo il rapporto curato da Federmanager in collaborazione con l’Associazione italiana economisti dell’energia (“Il ruolo delle Comunità energetiche nel processo di transizione verso la decarbonizzazione”) si potrebbe arrivare entro il 2030 a coprire il 19% della domanda totale di energia elettrica in Europa, addirittura al 45% nel 2050.

Esempi di comunità energetiche italiane

Grazie alle favorevoli condizioni climatiche e ai progressi della tecnologia, quella fotovoltaica in particolare, l’Italia potrebbe svolgere un ruolo guida nella crescita delle comunità energetiche. Anche l’esperienza non manca. Nel nostro paese ci sono comunità energetiche nate molti anni fa. Per esempio, la Funes in Alto Adige e la Everk Prad di Prato allo Stelvio in Lombardia, entrambe iniziate a ridosso del 1920 utilizzando i corsi d’acqua come fonte di energia idroelettrica. Le comunità energetiche italiane oggi si trovano soprattutto nelle regioni settentrionali, proprio perché nate sfruttando l’idroelettrico, ma non mancano esempi virtuosi al sud dove invece ci sono margini maggiori nello sfruttamento del fotovoltaico.

L’esempio comunitario più antico è la valtellinese SEM – Società Elettrica di Morbegno (SO), nata addirittura nel 1897, e che oggi rifornisce di energia elettrica oltre 13mila utenti con una potenza installata di 11MW che arriva dallo sfruttamento di otto impianti idroelettrici. La guida dell’ENEA sulle comunità energetiche in Italia cita anche la Cooperativa Elettrica Cignod a Saint Cristophe, in Valle d’Aosta e la Cooperativa Elettrica Alto But, in Friuli. A Dobbiaco-San Candido, in Alto Adige, è invece attiva la Cooperativa FTI, che soddisfa il fabbisogno di 1300 utenti con un impianto a biomasse a tecnologia ORC (Organic Rankine Cycle). Anche in Piemonte non mancano le esperienze di comunità energetiche. Una di queste è la Cooperativa Energia Positiva, nata nel 2015 a Nichelino, in provincia di Torino, sfruttando la potenza di tre impianti fotovoltaici per circa 250 kW e una piattaforma informatica evoluta. Dal Piemonte, in provincia di Cuneo, arriva anche gran parte dell’energia elettrica fotovoltaica (400 kW) della Cooperativa Enostra di Milano, che rifornisce 969 utenze tra famiglie, imprese ed enti sommando la quota prodotta da un altro impianto situato nel Comune di Sorbolo, in provincia di Parma. Un altro progetto di comunità energetica piemontese è la Comunità Pinerolese di Pinerolo, che si avvale di impianti fotovoltaici, centrali idroelettriche che producono 450 kW e anche della produzione di biogas. Al Sud, a Melpignano (LE) è nata nel 2011 la Cooperativa di Melpignano, frutto della collaborazione tra Legacoop e l’amministrazione comunale, che sfrutta la produzione di 33 impianti fotovoltaici posti sui tetti di edifici pubblici e privati per un totale di 180 kW circa. Sempre da impianti fotovoltaici situati in provincia di Lecce, ma contemporaneamente anche da altri in provincia di Verona, arriva l’energia elettrica della Weforgren che distribuisce energia a 1761 utenze domestiche.

“I progetti concreti di Enercom abbracciano il territorio che va dal Piemonte al Veneto – sottolinea Atzei – e riguardano sia privati sia imprese di medie dimensioni all’interno di piccoli poli industriali che si prestano bene allo sviluppo di un progetto di comunità energetica.

Comunità energetiche in Europa

In Europa sono nate comunità energetiche moderne a partire dagli anni Duemila. In Germania, il Bioenergy Village Jühnde è stato inaugurato nel 2004, in UK e in Scozia ci sono esperienze iniziate nel 2015 e nel 2016. Spagna, Grecia e Francia a loro volta contano su esperienze importanti. Stando allo studio “The potential for energy citizens in the European Union” curato dall’istituto di ricerca ambientale CE Delft, si potrebbe avere una produzione di energia elettrica “in proprio” di 611 TWh nel 2030 e di oltre 1.500 TWh nel 2050.

Vantaggi economici e ambientali

Sono già oltre 900.000 gli impianti fotovoltaici in Italia connessi ad unità immobiliari. Per un’impresa, una pubblica amministrazione o un privato che aderiscono a una comunità energetica per autoconsumare l’energia elettrica prodotta da una fonte rinnovabile, ad esempio un impianto fotovoltaico sul tetto del condominio o dell’azienda, i vantaggi sono di natura economica e ambientale. Il primo dei vantaggi economici è il risparmio in bolletta, visto che si riduce il carico delle componenti variabili della spesa energetica, quota energia, oneri di rete, accise e IVA. Da non trascurare, la possibilità di valorizzare l’energia prodotta attraverso i meccanismi incentivanti quali lo scambio sul posto e il ritiro dedicato. Ci sono poi le agevolazioni fiscali introdotte dal Decreto Rilancio, nella misura del 50% delle spese sostenute per la realizzazione di un impianto fotovoltaico o con l’accesso al Superbonus 110% qualora l’intervento riguardi un edificio e sia accompagnato dalla realizzazione di opere per l’efficientamento energetico del fabbricato che comportano il miglioramento di almeno due classi energetiche o, in alternativa, il raggiungimento della classe energetica più elevata possibile per l’edificio in questione.

Alla luce dell’emergenza climatica, aumenta la considerazione dei vantaggi ambientali delle comunità energetiche. Con l’energia prodotta da fonti rinnovabili, si evitano le emissioni di CO₂ o di altri gas clima alteranti. Secondo i calcoli del GSE, un gruppo di autoconsumatori o una comunità energetica rinnovabile che installi un impianto fotovoltaico da 200 kW producendo 244 MWh/anno evita di riversare nell’atmosfera emissioni equivalenti alla combustione di 300 barili di petrolio equivalenti, pari a 121 tonnellate di CO₂.

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Michele Ciceri
Giornalista

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