La flessibilità energetica si sta affermando come uno degli elementi chiave della transizione verso un sistema elettrico decarbonizzato, distribuito e digitale. L’elettrificazione dei consumi finali e la crescita sostenuta delle fonti rinnovabili stanno aumentando la complessità della gestione di rete, imponendo modelli capaci di adattare in tempo reale domanda e offerta. Come osserva Gianluca Sinibaldi, Direttore Energy & Utilities di Minsait in Italia (nella foto), “la flessibilità non è più un concetto tecnico destinato agli addetti ai lavori: è una condizione abilitante della resilienza dei sistemi energetici”, oltre che un nuovo terreno di competizione per gli operatori del mercato .
La flessibilità energetica come leva di sistema
Nel contributo firmato dal Direttore Energy & Utilities di Minsait in Italia, la flessibilità viene letta in chiave locale, come capacità di modulare consumi e generazione dei clienti – industriali, PMI, prosumer e comunità energetiche – per prevenire congestioni di rete e ridurre i costi operativi. “La flessibilità locale consiste nella capacità di modulare consumi e generazione dei clienti per prevenire congestioni di rete e ridurre i costi operativi dei distributori”, sottolinea Sinibaldi. Un approccio che consente non solo di contenere le tariffe di trasporto, ma anche di creare nuove opportunità di valorizzazione economica nei mercati dedicati.
Rinnovabili in crescita, ma il potenziale resta inespresso
I dati confermano la portata del cambiamento in atto. In Italia, la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ha raggiunto il 49% nel 2024 e la capacità installata supera ormai la metà della potenza complessiva nazionale. Una trasformazione strutturale che rende il sistema sempre più variabile e bisognoso di nuove forme di gestione intelligente dei carichi.
Tuttavia, come evidenzia Sinibaldi, la crescita tecnologica non si traduce automaticamente in partecipazione attiva: “Oltre il 60% degli utenti domestici e delle PMI interessati all’autoconsumo o alle comunità energetiche non conosce con chiarezza modalità di adesione e benefici economici”, lasciando inutilizzata una parte significativa della capacità di modulazione disponibile.
Il ruolo chiave delle società di vendita
È proprio in questo divario tra potenziale tecnico e coinvolgimento reale degli utenti che si apre uno spazio strategico per i retailer. Le società di vendita, grazie alla relazione diretta con il cliente e ai canali digitali, possono tradurre la complessità della flessibilità energetica in servizi concreti, comprensibili e replicabili. “Per i retailer, la flessibilità locale non è un progetto tattico: è una nuova linea di business”, afferma Sinibaldi, evidenziando come demand response, autoconsumo intelligente e accumulo controllato possano diventare strumenti di fidelizzazione e di posizionamento competitivo .
Verso un modello energetico phygital
La visione delineata da Minsait guarda a un ecosistema energetico integrato, in cui tecnologie digitali, prossimità territoriale e nuovi modelli economici si rafforzano reciprocamente. La flessibilità energetica diventa così il primo tassello di un modello “phygital”, capace di orchestrare asset distribuiti, dati e interazioni con i mercati e i distributori. “La direzione è chiara: la flessibilità diventerà uno standard di mercato”, conclude Sinibaldi, sottolineando come chi saprà muoversi in anticipo potrà costruire un vantaggio competitivo difficile da colmare nel nuovo ecosistema dell’energia .







