Analisi

Tecnologia sostenibile: la responsabilità dell’IT per un business agile

Le tecnologie digitali hanno il potenziale per ridurre le emissioni globali del 20% entro il 2050. Ma solo a patto che le aziende utilizzino le soluzioni in grado di spingerle verso attività più agili e rispettose dell’ambiente. L’analisi di Paolo Fontana, Country Manager Italy di Pure Storage

22 Set 2022

Paolo Fontana

La tecnologia è profondamente immersa nelle nostre vite personali e professionali. Per alcuni, sostenibilità e mondo digitale sono due cose separate; tuttavia, l’IT presenta un importante impatto sui consumi energetici considerando la crescita esponenziale dei dati che continuiamo a creare sia sul lavoro che nell’ambito privato. Nel 2020 il mondo ha generato 64,2 zettabyte di dati, un volume che è previsto triplicare entro il 2025 superando i 181 zettabyte – ovvero 181 miliardi di terabyte.

Una ricerca dimostra che il comparto ICT è responsabile del 2-4% delle emissioni globali di gas serra , il che comprende tutto ciò che ha a che fare con la generazione di dati. Molti analisti prevedono che l’impatto ambientale globale provocato dalla tecnologia digitale possa raddoppiare da qui al 2025. A questo si aggiunge la crescente mole di rifiuti elettronici prodotta dalla sostituzione dei prodotti legacy, un altro importante elemento che le tecnologie green orientate al futuro devono considerare.

Occorre notare nello stesso tempo come la tecnologia possieda la capacità di aiutarci a vivere in modo più sostenibile sfruttando l’IT per lavorare, rimanere connessi e intrattenerci, viaggiando meno e consumando meno materiali. Per farlo, i responsabili IT devono esaminare l’intero stack tecnologico in loro possesso e fare in modo che le soluzioni siano le più sostenibili possibili. Se si incorpora questa priorità nei programmi IT esiste la notevole opportunità di contribuire positivamente alla riduzione dei consumi energetici, disegnare un futuro più green e creare dei precedenti che definiscano il nostro mondo nei prossimi decenni.

La maggior parte di noi ricorda quando, non molto tempo fa, sostenibilità e strategie IT non erano temi che si potessero ritrovare come parte della stessa conversazione. La situazione è però rapidamente cambiata. Oggi solo poche aziende non considerano prioritari l’impatto ambientale e la riduzione dei consumi energetici. Al contrario, la maggior parte di esse è interessata a introdurre nelle operation quotidiane soluzioni e processi maggiormente rispettosi dell’ambiente tanto da includere questo aspetto nelle loro RFP o richieste di offerta.

Da un punto di vista normativo, considerando le leggi e i regolamenti dei diversi Paesi, ogni azienda deve trovare il modo di abbattere le emissioni e aumentare la sostenibilità. Quando sono sorti per la prima volta questi requisiti, alcune aziende li hanno trasformati in parte della selling proposition facendo diventare il loro “essere green” un vantaggio competitivo sul mercato. Oggi invece si tratta di una vera e propria necessità, dal momento che la sostenibilità è una responsabilità condivisa da tutti: individui, governi e aziende devono svolgere ciascuno la propria parte nella riduzione delle emissioni di carbonio.

Agilità ed efficienza sono pilastri fondamentali del successo di business; pilastri che si incrociano con le iniziative di sostenibilità. Aumentando i dati generati dalle persone diventa essenziale ricercare soluzioni tecnologiche sostenibili come elemento chiave per la riduzione dei consumi di energia. Lo storage flash è l’esempio di una tecnologia adatta allo scopo. Gli storage array basati su flash consumano meno energia, occupano meno spazio e richiedono meno raffreddamento rispetto allo storage a disco equivalente. Le soluzioni infrastrutturali dovrebbero essere agili e adattabili, pronte a essere implementate senza bisogno di sostituzioni radicali, ad ampliare la capacità secondo le necessità dei clienti e ridurre emissioni e consumi energetici.

Sostenibile by design, per delivery e di default

Guardando al settore tecnologico nel suo insieme: interi cicli di vita tecnologici, design di soluzione e modelli di delivery sono finiti sotto la lente d’ingrandimento. Comprensibile, dato il crescente numero di richieste di offerta che si focalizzano sulle credenziali green delle tecnologie e delle aziende produttrici. In termini di design: negli ultimi anni un approccio maggiormente modulare è diventato la norma, permettendo di sostituire secondo necessità, componenti specifici anziché interi sistemi: un design sostenibile integrato nell’hardware e nel software. Le problematiche di supply chain sperimentate dall’intero settore tecnologico lo hanno reso estremamente esplicito: l’agilità nel modo di risolvere questi inconvenienti è una priorità dei clienti che vogliono essere certi che le loro soluzioni siano sostenibili. Un ulteriore vantaggio è che si produce meno ricambio di hardware, e quindi meno rifiuti elettronici da smaltire.

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La scalabilità è diventata importante per i clienti che intendono far fruttare al massimo i loro investimenti senza essere costretti ad acquistare tecnologia destinata a non essere utilizzata per svariati anni. Un modello as-a-service permette alle aziende di pagare solamente per le risorse che effettivamente occorrono senza doversi sobbarcare la relativa gestione sul back-end. In più, l’investimento viene sfruttato al massimo e i rifiuti elettronici vengono ridotti drasticamente. Questo approccio significa che la tecnologia può essere gestita centralmente da un fornitore hardware o un service provider che è organizzato e incentivato a lavorare nel modo più efficiente possibile. Questo conduce a livelli minori di consumo energetico con minori rifiuti elettronici, dato che le aziende non sono più costrette a mantenere sistemi sottoutilizzati o sovradimensionati. Efficace, efficiente e sostenibile.

Sembrerebbe dunque che i dipartimenti IT e i produttori di tecnologia siano destinati a condurci verso un futuro sostenibile. Ebbene, sì e no. Le potenzialità per farlo esistono sicuramente. Il World Economic Forum (WEF) ha già suggerito che le tecnologie digitali potrebbero ridurre le emissioni globali del 20% entro il 2050 nei tre settori maggiormente responsabili: energia, materiali e mobilità.

Ma lo stesso WEF ammette che questo potrebbe accadere solamente a patto di utilizzare le tecnologie giuste. Tecnologie che siano imperniate sull’efficienza; che evitino sprechi inutili e che supportino gli obiettivi di sostenibilità. Tutte le aziende hanno una responsabilità di implementare processi più ecosostenibili. Le società tecnologiche devono concentrarsi sull’integrazione di metodologie e pratiche maggiormente “green” all’interno dei loro design affinché la sostenibilità diventi un processo automatico. All’interno delle singole aziende, queste tecnologie potrebbero diventare un fattore di spinta verso attività più agili e rispettose dell’ambiente. Prima, però, esse devono essere scelte dai responsabili IT che possiedono una visione innovativa e la motivazione per metterle in pratica.

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