Ruth Porat, Google: Più sostenibili noi, più sostenibili i nostri clienti e partner

Alla vigilia di COP26, l’impegno di Google ribadito dalla sua CFO Ruth Porat: dalle innovazioni che migliorano le operation, agli strumenti per facilitare i percorsi di decarbonizzazione di clienti e partner

01 Nov 2021

Maria Teresa Della Mura

È Ruth Porat, Senior Vice President and Chief Financial Officer, Google & Alphabet che firma il blog post, pubblicato pochi giorni fa, con il quale si sancisce l’impegno di Google, nelle diverse connotazioni con le quali la società è attiva sul mercato, nei confronti della sostenibilità e più nell’immediato nei confronti di COP26.
In primis, con l’obiettivo di dare ampia visibilità alla conferenza e ai suoi contenuti, in collaborazione con la presidenza di COP26, la società si impegna per effettuare un livestream delle attività attraverso YouTube e Google Arts and Culture, piattaforme sulle quali sono stati per altro creati nuovi contenuti dedicati al tema della sostenibilità.
Si tratta, scrive Porat di una collaborazione che si inserisce in una “più ampia strategia per il terzo decennio di azione per il clima”, che vede Google impegnata non solo nel proprio modo di operare, ma anche nello sviluppo di nuove tecnologie che consentano ai “partner, i clienti aziendali e i miliardi di persone che usano i prodotti Google ogni giorno di essere più sostenibili”.

Gli impegni concreti di Google

Per quanto riguarda gli impegni concreti, Google punta a raggiungere emissioni carbon-free per tutte le proprie operation e lungo la sua filiera entro il 2030, con la gran parte della riduzione raggiunta prima dell’obiettivo temporale fissato.
Da quattro anni la società compensa il proprio uso di energia con il 100% di energia rinnovabile, ma l’obiettivo è quello di operare in tutti i suoi data center e campus con energia carbon-free 24 ore su 24, 7 giorni su 7, entro il 2030.
Nel post si fanno riferimenti precisi: “Nel 2020 abbiamo raggiunto il 67% di energia carbon-free su base oraria in tutti i nostri data center, rispetto al 61% del 2019. Cinque dei nostri data center, compresi quelli in Danimarca e Finlandia, utilizzano quasi il 90% di energia carbon-free. Nei nostri campus stiamo investendo in innovazioni energetiche sostenibili, come il tetto solare Dragonscale e le palafitte geotermiche, per avvicinarci al nostro obiettivo di operare con energia priva di emissioni di carbonio entro il 2030”, scrive ancora Porat.

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Uno strumento per le città

Per quanto riguarda il supporto a iniziative mirate alla sostenibilità, Porat sottolinea come Google abbia messo a punto EIE, Environmental Insights Explorer (EIE), uno strumento che aiuta le città (al momento sono 500 quelle coinvolte) a “mappare i loro dati sulle emissioni, il potenziale solare e la qualità dell’aria per i loro piani di risanamento”.
Gli strumenti di intelligenza artificiale possono aiutare nei percorsi di decarbonizzazione, ad esempio ottimizzando i flussi di traffico, mentre altre soluzioni che appartengono al portafoglio di offerta di Google sono state adottate da aziende del calibro di Whirlpool, Etsy, HSBC, Unilever e Salesforce a sviluppare progetti specifici, ad esempio “per aiutare ad evitare la deforestazione nella propria catena di approvvigionamento”.
Infine, è stato di recente lanciato Carbon Footprint, “uno strumento che aiuta le aziende di ogni dimensione a valutare le proprie emissioni di carbonio in base al loro utilizzo di Google Cloud Platform”.

Immagine da: Wikipedia.com

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