Green Tech

Rendere il digitale più ecologico: IAB Italia lancia Zed, “Zero emission digital”

Al via una nuova piattaforma che punta sulla sostenibilità delle nuove tecnologie in tre step: misurare, agire e diffondere il messaggio. Il presidente Carlo Noseda: “Bastano alcuni semplici accorgimenti per ridurre il nostro digital carbon footprint”

16 Nov 2021

Anche il digitale paga un prezzo in termini di emissioni di gas serra: riconoscerlo è il primo passo per orientare verso la sostenibilità anche il mondo delle tecnologie emergenti. Per dimostrarlo basti dire che il funzionamento dei prodotti e dei servizi digitali ogni anno produce 1.6 miliardi di tonnellate di gas serra: come se ognuno di noi producesse 400 kg di anidride carbonica ogni anno. La conseguenza di questi nUmeri è che la industry del digitale è responsabile per il 4% delle emissioni di CO2 mondiali, una percentuale destinata a raddoppiare entro il 2025.

Proprio per dare vita a un percorso di consapevolezza Iab Italia ha presentato durante la 19esima edizione dello Iab Forum una nuova piattaforma, “Zed – Zero emission digital”, con l’obiettivo di far convergere digitale e transizione ecologica. Il progetto è articolato in tre step: la presentazione del “Manifesto per un digitale sostenibile”, un vademecum delle regole e comportamenti corretti da adottare come singoli e come aziende; un sistema di metriche validato che vada a misurare il digital carbon footprint di siti web, app, e-mail, video; e per ultimo l’avvio di una campagna di sensibilizzazione per rendere il mondo digitale più sostenibile.

La situazione attuale, secondo Carlo Noseda, presidente di Iab Italia, dovrebbe “destare preoccupazione e farci riflettere sul digital carbon footprint della rivoluzione digitale. Parole come Cloud possono far pensare, soprattutto ai non addetti ai lavori, che Internet sia qualcosa di etereo. Invece il problema delle emissioni è molto concreto e, vista la digitalizzazione accelerata, occorre sensibilizzare ora su un utilizzo più consapevole delle infrastrutture e degli strumenti digitali”.

“Se non sai quanto consumi su internet, non sai quanto inquini – aggiunge Noseda – Siamo partiti da questo presupposto nel progettare il Manifesto un digitale sostenibile che enumera le regole d’oro su come essere Zed. Stiamo lavorando poi su un sistema per misurare il digital carbon footprint e che possa diventare una vera e propria certificazione per le aziende”.

Qualsiasi gadget, foto e video salvati sui nostri cellulari, o qualsiasi azione compiuta sulla rete consuma energia e quindi genera emissioni – spiega Iab Italia – Un semplice esempio: in Italia ci sono 35 milioni di utenti che utilizzano l’e-mail, e la spedizione di ognuna di esse produce circa 4g di CO2. Se tutti noi mandassimo un’e-mail “inutile” in meno a settimana risparmieremmo 140 tonnellate di CO2 per un totale di 7.280 tonnellate all’anno: il corrispettivo di 26mila km percorsi in macchina. E citando questi dati viene spontaneo pensare a una recente ricerca britannica che stimava che ogni cittadino UK spedisce ogni settimana una media di 10 e-mail inutili, quelle con un semplice “Ok” o “Thank You”.

Tre gli step individuati da Iab Italia attraverso Zed per rendere più sostenibile il mondo del digitale: misurare, agire e diffondere il messaggio. Si parte dall’assessment dei rifiuti digitali all’interno di un’azienda, e dei processi che creano un’impronta carbonica digitale, per poi indirizzare le persone verso comportamenti virtuosi. A questo punto, interviene il vademecum dei principali comportamenti da adottare per ridurre il proprio digital carbon footprint. Un elenco di attività e di azioni di cui ognuno è responsabile e che può mettere in atto in ogni momento: dalla pulizia dei file sul proprio PC, alla cancellazione di GIF o foto condivise in chat silenziate da tempo, ma anche dall’eliminazione di newsletter mai aperte. Infine la diffusione del messaggio: sul sito si potranno trovare tutti gli strumenti per poterlo fare, dal manifesto scaricabile ai loghi da inserire sul sito e sulle campagne social, fino al footer per le e-mail.

“Oggi sono disponibili poche linee guida su come le tecnologie digitali dovrebbero essere usate in modo sostenibile, e quali standard dovrebbero essere seguiti – conclude Noseda –  Chiediamo ai soci IAB Italia e tutte le aziende di appoggiare questa campagna, aiutandoci a sostenere e a diffondere il manifesto per il digitale sostenibile. Presto avremo a disposizione uno strumento per misurare il digital carbon footprint dei siti web e faremo una analisi dell’impatto dei siti dei nostri soci per indicare obiettivi concreti di riduzione delle emissioni digitali. Ringrazio le aziende che già hanno creduto nel progetto. Tutti noi possiamo fare qualcosa già da oggi e il bello del digitale è proprio questo: si possono ottenere risultati anche nel breve se si collabora facendo sistema”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5