Strategie

Esg, la vision di VMware: “E’ un bene per il business, oltre che la cosa giusta da fare”

Il country manager per l’Italia Raffaele Gigantino: “L’impegno delle aziende con la comunità globale non è più solo una pagina del bilancio annuale, è un modo di fare business”. Il Vp & Cto Emea Joe Baguley: “Entriamo in un’era ‘sustainability-first’, la tecnologia è spesso il fattore critico e abilitante”

04 Nov 2021

In un momento storico in cui il tema dei cambiamenti climatici e della sostenibilità in tutte le sue declinazioni è ormai diventato una vera emergenza su scala globale, per arrivare a una soluzione è necessario che ognuno prenda la propria quota di responsabilità per la salvaguardia del pianeta. I singoli cittadini, le istituzioni, e anche le aziende. E se questo in passato era un concetto anche condiviso su ampia scala, il fattore decisivo non risiede più nella teoria, ma deve trovare applicazione nella pratica. Per questo il mondo del business deve essere sempre più disposto ad agire non soltanto pensando al fatturato, ma deve essere in grado di agire mettendo in primo piano la sostenibilità. Sapendo che se le aziende sapranno muoversi in modo virtuoso saranno anche premiate dal mercato, dal momento che i consumatori sono sempre più attenti e sensibili sui temi dell’ambiente e del rispetto dei diritti umani, e sempre più orientati a dimostrare la propria preferenza a chi decide di sposare questi principi.

E’ questo, in poche parole, il senso della vision illustrata da alcuni rappresentanti del top managment di VMware, a partire dal country manager per l’Italia, Raffaele Gigantino (nella foto): “Nell’era della pandemia – afferma – l’Environmental, Social and Governance (Esg) è diventato – di fatto – ‘maggiorenne’, e sta rimodellando nel contempo le aspettative sulla relazione e la responsabilità delle imprese verso le società in cui operano”. Il ruolo della tecnologia in questo quadro ha due possibili letture, e la sfida sarà per il futuro quello di sfruttarne i vantaggi riuscendo a limitarne al massimo le controindicazioni: “Da una parte, la digitalizzazione – e tutto ciò che comporta – è spesso vista come il mezzo attraverso il quale nuovi settori raggiungeranno gli obiettivi di maggiore sostenibilità. C’è molto di vero in questo – sottolinea Gigantino – Se usata in maniera accorta e responsabile, la tecnologia porta benefici senza precedenti, trasformando profondamente i modelli di business e persino le società, accelerando ogni tipo di bene sociale.

Tuttavia, rimane anche un lato più oscuro che dobbiamo riconoscere: la tecnologia introduce nuove minacce alla privacy e alla sicurezza; crea nuovi problemi sociali come la dipendenza dallo schermo; e richiede necessariamente l’introduzione di un dibattito etico intorno al potere dell’intelligenza artificiale, alla libertà di espressione e alla partecipazione democratica. Questioni, queste, che devono essere riconosciute – afferma il manager – discusse e affrontate per mantenere una società sana”. L’attenzione, ovviamente, dovrà essere rivolta anche alle questioni della sostenibilità sociale: “Le aziende stanno oggi contribuendo proattivamente e positivamente a un’ampia varietà di questioni sociali urgenti, dal clima e la sostenibilità alla diversità e all’uguaglianza sul posto di lavoro – prosegue Gigantino – Una sensibilità rinnovata che non coinvolge solo le operations interne, ma che si estende anche alle supply chain globali, con la consapevolezza che gli eventuali impatti negativi introdotti da un outsourcing non possano più essere nascosti o giustificati”.

Infine, a riconoscere l’importanza dell’Esg nel mondo del business intervengono anche le scelte strategiche degli investitori: “La prova più convincente dell’importanza dell’Esg nella sfera aziendale è che anche gli investitori stanno iniziando a riconoscerlo e a rispondere ad esso – argomenta il country manager di VmWare per l’Italia – Secondo MorningStar, i fondi azionari sostenibili, cioè quelli che si concentrano su aziende che sono impegnate in un approccio Esg, hanno superato quelli tradizionali alla fine del 2020, e l’importo investito in questo genere di investimenti è più che raddoppiato nell’ultimo anno. I fondi Esg hanno catturato 51,1 miliardi di dollari di nuovo denaro netto dagli investitori nel 2020 – in aumento rispetto ai 21 miliardi di dollari del 2019”.

“La combinazione di regolamentazione, linee guida e azioni degli investitori, pressione delle Ong, cultura aziendale e aspettative dei consumatori è un mix potente – conclude Gigantino – I riflettori sono ora puntati sulle aziende che hanno l’opportunità di alzare l’asticella per fare bene, e fare del bene. L’approccio Csr è stato in parte abbandonato perché non ha prodotto un autentico cambiamento.  Invece, l’Esg in molti casi richiederà grandi cambiamenti all’interno delle strutture organizzative, nelle policy, nelle pratiche e nei processi. È un approccio che richiede azione e trasparenza, spesso coinvolgendo un profondo cambiamento sistemico all’interno e tra le organizzazioni. La modalità con la quale le organizzazioni si impegnano con la comunità globale non è più solo una pagina redatta all’interno del proprio bilancio annuale, o un punto di discussione durante riunioni di relazioni con gli investitori. È un modo di fare business. E le aziende lo stanno accogliendo non solo perché è – anche – un bene per le entrate, ma soprattutto perché è la cosa giusta da fare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è l’intervento di Joe Baguley (nella foto a sinistra), vp & Cto Emea di VMware, secondo cui più volte si è parlato della necessità di cambiare rapidamente il nostro modo di vivere, ma non sempre questo messaggio è stato messo in pratica, così che ‘rapidamente’ è stato sostituito da ‘urgentemente’. Se fossimo su un’astronave, lampeggerebbe la luce rossa e risuonerebbe il suono della sirena. Bisogna agire adesso e le grandi aziende possono sicuramente dare il buon esempio”.

“Siamo di fronte a sfide importanti e sistemiche da risolvere – aggiunge Baguley – Non c’è dubbio che i proprietari delle aziende potrebbero allocare le loro risorse finanziarie per risolvere il problema, ma non sarebbe sufficiente a lungo termine, a meno di non stanziare tutta la loro ricchezza accumulata negli anni. Al contrario, le aziende devono lavorare con i dipendenti, i clienti, i partner e gli stakeholder per contribuire alla realizzazione di un bene maggiore”.

“Anche se il cielo può sembrare nuvoloso – prosegue – la tecnologia è la luce che brilla come una stella polare. Naturalmente, devono coesistere leadership e volontà. Oltre a risolvere i problemi – e a farlo in velocità – la tecnologia permea tutte le operazioni aziendali, dall’attrazione e il mantenimento dei migliori talenti alla riduzione dei viaggi e degli sprechi e la gestione intelligente e autonoma delle strutture. Tutte queste variabili, prese singolarmente, possono sembrare una goccia in un oceano (sempre più grande), ma combinate insieme possono fare davvero un’enorme differenza. È necessario fare in modo che l’applicazione dei criteri Esg renda le aziende più redditizie allo scopo di eliminare una volta per tutte la contrapposizione tra capitalismo e sostenibilità – conclude Baguley – Solo allora raggiungeremo un punto di svolta. Non siamo ancora arrivati a destinazione, certo, ma nutro una forte speranza insieme alla convinzione che ciò che abbiamo iniziato a seminare si manifesterà tra qualche anno, quando il fattore Esg permetterà a tutti noi – e al nostro Pianeta – di andare verso l’infinito e oltre”.

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