Analisi

Cathy Mauzaize, ServiceNow: cinque buone pratiche per una efficace strategia ESG

Dalla Vice President Southern Europe, Middle East & Africa di ServiceNow alcuni spunti di riflessioni su come implementare una efficace strategie ESG in azienda. Dall’approccio alle tecnologie, dai dai ai talenti fino alla creazione di veri e propri ecosistemi di supporto

Pubblicato il 14 Feb 2023

cathy mauzaize

Nell’ESG non esiste il One Size Fits All.
Bisogna saper lavorare con i dati giusti.
Fondamentale è il ruolo della tecnologia.
Ma servono anche talenti e skill.
Così come serve un approccio olistico al tema.

Sono questi i cinque pilastri sui quali dovrebbe fondarsi un’efficace strategia ESG all’interno di una organizzazione.
Ne è convinta Cathy Mauzaize, Vice President Southern Europe, Middle East & Africa di ServiceNow, che ha fatto proprio l’invito delle Nazioni Unite a “fare sul serio” per quanto riguarda il cambiamento climatico, pur nella consapevolezza che l’ampiezza del tema, la numerosità degli imperativi e una certa mancanza di chiarezza su come misurare obiettivi e risultati possano sembrare poco incoraggianti.
Così, in una nota pubblicata di recente, Cathy Mauzaize ha provato a sintetizzare i punti chiave di una efficace strategia ESG.

A ognuno il proprio percorso

La prima evidenza che Mauzaize sottolinea è che “non esiste un approccio unico per tutti. I dirigenti aziendali devono chiedersi cosa significhino le attività ESG per loro e per la loro azienda in particolare”.
In base al proprio livello di maturità, ogni azienda deve dunque “allineare i requisiti normativi, i valori e le aspettative dei clienti e di tradurli in misure tangibili e coerenti nell’ecosistema di partner e fornitori, ad esempio per il raggiungimento degli obiettivi relativi alle emissioni di carbonio o per l’impatto sulla comunità”.
Questo significa, va detto, che le attività ESG sono di fatto già oggi fattore integrante della pianificazione strategica e del processo decisionale, soprattutto per le imprese che operano in Europa Occidentale, dove i percorsi sono in qualche misura già avviati.

Il focus sui dati

Anche Cathy Mauzaize sottolinea come non si possa scindere la sostenibilità dalla misurabilità.
È fondamentale “misurare il successo dei propri sforzi”. E per farlo bisogna disporre dei dati giusti.
Non è un tema semplice, soprattutto per chi opera in filiere complesse.
Ma in gioco c’è la conformità del percorso.
“Con la conformità a rischio – scrive Mauzaize – non è sufficiente effettuare uno studio, perché non si sa se ci si può fidare dei dati. Occorre invece cercare il modo di acquisire i dati giusti in tutte le fasi della supply chain e investire nella tecnologia che lo renda possibile”.
Analogamente è importante definire con chiarezza quali sono i risultati cui tendere e gli obiettivi da raggiungere. “Non si può misurare il successo di qualcosa senza sapere come si definisce il successo. È importante determinare esattamente cosa significhi un risultato di successo per l’azienda […] In seguito, si può lavorare a ritroso per delineare il modo in cui si può arrivare a quel punto”.

Sfruttare la leva tecnologica

Utilizzare la tecnologia in modo consapevole adattandola allo scopo.
Mauzaize sottolinea come molte aziende ancora si affidino a tecnologie tradizionali, costose da gestire, difficili da aggiornare e che non consentono una visione semplificata e su un unico server delle operazioni ESG.
Bisogna acquisire consapevolezza del fatto che in una strategia ESG servono tecnologie semplici, che possano coesistere con quanto è presente in azienda, ma soprattutto che aiutino a “esaminare in modo rapido e semplice tutte le operazioni e i fornitori, a garantire che tutto sia collegato e ad avere una visibilità completa su tutta la linea.  Questo non solo aiuta a individuare le aree di miglioramento o i punti su cui concentrare l’attenzione, ma consente anche un approccio più organizzato alla governance e alla conformità”.
È questo un punto fondamentale, soprattutto in considerazione dell’aumento delle normative sulla reportistica ESG e delle direttive sui bilanci di sostenibilità aziendale emanate dal >Parlamento Europeo o dai singoli Governi.

Attrarre i talenti

In un momento in cui la talent acquisition è un problema per la maggior parte delle organizzazioni, vale forza la pena ricordare che dare priorità a una strategia ESG è un ottimo punto di partenza può essere un’ottima strategia per chiamare a sé una nuova generazione di talenti nativi digitali interessata alle pratiche socialmente e ambientalmente responsabili.

Un approccio olistico e collaborativo

L’ultimo punto messo in luce da Mauzaize riguarda l’approccio.
Guardare a un solo aspetto dell’ESG non è sufficiente.
“Quasi tutto ciò che riguarda l’ambito ESG è intrinsecamente connesso. Non è sufficiente concentrarsi su un solo elemento, perché ogni area ne influenza un’altra”.
I manager aziendali devono dunque “assicurarsi che le pratiche ESG siano integrate, senza silos, in tutta l’organizzazione”. E anche all’esterno di essa, collaborando con i proprio partner e fornitori in un vero e proprio ecosistema di supporto che deve solo essere sfruttato al meglio.

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