La ricerca

Economia circolare, è tempo di nuove professioni “ibride”: più di 200 quelle richieste dal mercato

Secondo una recente ricerca realizzata da Randstad l’innovazione nel settore richiederà una “costellazione” di nuove competenze. Daniele Fano: “E’ necessario evitare ‘colli di bottiglia’: il nostro sistema formativo deve attrezzarsi rapidamente per formare il capitale umano che nei prossimi anni dovrà programmare, realizzare e gestire tecnologie e servizi della circular economy”

09 Set 2021

Più di 200 nuove professioni: sono quelle che saranno necessarie – e sono ancora destinate a crescere in numero – per gestire al meglio la transizione all’economia circolare secondo una recente indagine di Randstad Research, centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso da Randstad, che ha realizzato il primo repertorio in questo ambito come strumento di orientamento per le aziende e lavoratori. Tra le nuvoe professioni, soltanto a titolo di esempio,  ci sono quella del “Designer circolare”, del “gestore della logistica inversa”, dell’ “esperto di blockchain per la sostenibilità”, del “tecnico di gestione della filiera” e del “carrellista digitale”, per arrivare fino alle nuove competenze richieste direttamente agli imprenditori e agli ingegneri gestionali che avranno il compito di orientare e guidare le aziende in questo percorso di innovazione.

“L’economia circolare – spiega Randstad in una nota – è il paradigma chiave per una transizione alla sostenibilità ambientale e sociale, la sfida urgente e decisiva del post-Covid e di cui ormai sono sempre più consapevoli consumatori, imprese e gli operatori pubblici. E’ un paradigma in gran parte ancora da attuare, che punta a ridurre – fino ad eliminare – la produzione di scarti attraverso le innovazioni che ne consentano l’utilizzo e il riutilizzo. Le professioni coinvolte richiedono un mix di conoscenze ‘ibride’, sia tecnico-scientifiche specifiche dell’ambito di riferimento, sia trasversali, come la capacità di fare squadra, l’apertura al cambiamento, la capacità di aggiornarsi continuamente e doti relazionali, in connessione costante con i contesti in cui operano. Ed evidenziano un ostacolo che va superato: l’insufficienza di persone adeguatamente preparate per ricoprire questi ruoli, con il rischio di esasperare nei prossimi anni la cronica difficoltà di reperimento di personale”.

Randstad ha suddiviso queste nuove competenze in “costellazioni” una metafora che rappresenta le squadre che, in ogni ambito, dovranno affrontare la sfida del passaggio all’economia circolare, sottolieando l’esigenza di nuove professioni ibride che richiedono infatti una nuova organizzazione del lavoro, superando il modello fordista: al posto della segmentazione delle mansioni lavorative emerge in questo nuovo paradigma il collegamento tra queste, con professioni che viaggiano vicine e si rapportano tra loro contaminando le conoscenze.

Ne discende la necessità di integrare trasversalmente le competenze del curriculum di studi di ciascuna professione con quelle relative ai temi della circolarità e della sostenibilità, oltre che con le conoscenze che permettono di rapportarsi con i “compagni di viaggio”. Si formano in questo modo 15 costellazioni che secondo l’analisi di Randstad Research verranno a formarsi, a cominciare per esempio da quella dell’agricoltura: per ogni professione viene segnalata la costellazione di riferimento, poi le professioni e le costellazioni con le quali si ibrida. Ogni costellazione è costituita da professioni centrali, professioni specialistiche (presenti solo in alcuni tipi specifici di aziende) e professioni emergenti trasversali.

“È necessario sostenere lo sviluppo dell’economia circolare evitando ‘colli di bottiglia’ nelle risorse umane – sottolinea Daniele Fano, Coordinatore del comitato scientifico di Randstad Research – Nei prossimi mesi, in cui l’Italia sarà impegnata nella transizione sostenibile, è destinato ad aggravarsi il problema del ‘matching’, la difficoltà a riempire i posti vacanti che già oggi ci affligge. Il nostro sistema formativo deve attrezzarsi rapidamente per formare il capitale umano che nei prossimi anni dovrà programmare, realizzare e gestire tecnologie e servizi dell’economia circolare. ll Pnrr, con la forte spinta agli Its, come quelli erogati dalla Fondazione Tech Talent Factory di cui fa parte Randstad, può essere l’occasione per rilanciare tutti i percorsi tecnico-professionali di cui c’è urgente bisogno. Ma è necessario moltiplicare l’accesso dei giovani agli ITS, insieme a un ampio piano ‘shock’ per la formazione e l’istruzione, dalla scuola materna alla formazione continua”.

Dall’analisi delle competenze richieste – emerge dalla ricerca Randstad – nelle oltre 200 professioni individuate, sono fondamentali principalmente le conoscenze tecnico-scientifiche, lo spirito di progettazione, l’attitudine al cambiamento, la capacità di gestione e di controllo, la conoscenza delle norme, la vocazione alla comunicazione e al coordinamento. E poi ci sono le competenze trasversali che variano a seconda della professione. Sono ricorrenti soprattutto la capacità di lavorare in squadra, di capire i trend emergenti, la flessibilità, la capacità di rapportarsi con persone interne ed esterne. Sono profili “ibridi” che richiedono conoscenze più ricche del comune e una maggiore capacità di mettersi “in connessione” con altre professioni.

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