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Data center in Italia tra infrastrutture e geografia degli insediamenti


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Le richieste di connessione dei data center superano 101 GW, ma meno del 2% è in fase avanzata. Dallo studio di AGICI emergono i territori alternativi alla Lombardia e cinque leve per sbloccare gli investimenti. Lo sviluppo orientato a hyperscaler e colocation può generare benefici per oltre 70 miliardi

Pubblicato il 8 ott 2026



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Per governare lo sviluppo dei data center nel nostro paese è sempre più necessario mettere in diretta relazione lo sviluppo dei nuovi centri con lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e di connessione necessarie e, naturalmente, con la domanda di calcolo. Il prima dato che emerge nel momento in cui si affronta questa analisi è che l’interesse per i data center italiani cresce più rapidamente della capacità di realizzare nuovi impianti. Le richieste di connessione alla rete hanno superato 101 GW, ma soltanto 1,9 GW, distribuiti su 15 pratiche, risultano in fase avanzata: meno del 2% del totale. Il dato fotografa un divario tra iniziative prospettate e progetti maturi, mentre emergono le prime opposizioni locali legate agli impatti energetici, idrici e territoriali.

In questa primissima sintesi si trovano gli elementi di riferimento del quadro delineato dallo studio “Il mercato data center: stato dell’arte, trend di sviluppo e strategie nazionali”, realizzato dall’Osservatorio Data Center di AGICI. Una ricerca, quella realizzata dalla società società di ricerca e consulenza economico-strategica che analizza gli ostacoli alla crescita, confronta l’attrattività delle regioni e valuta i benefici economici dei possibili modelli di sviluppo.

Richieste di connessione e capacità effettiva per lo sviluppo dei data center

Il volume delle domande presentate segnala certamente l’attenzione degli investitori, ma non rappresenta un livello di capacità già autorizzata, costruita o destinata con certezza a entrare in esercizio. La distanza dai 1,9 GW in fase avanzata evidenzia la necessità di distinguere la maturità delle iniziative. Per Gianluca Pratesi, direttore Advisory di AGICI, la priorità è trasformare il portafoglio di progetti in investimenti reali, selezionando quelli più maturi e creando condizioni infrastrutturali, energetiche e territoriali adeguate. Un percorso questo che può anche ampliare la geografia del settore oltre la Lombardia.

I data center rappresentano un mercato globale concentrato

Secondo il quadro riportato dallo studio, nel mondo sono presenti circa 12.000 data center, con consumi elettrici superiori a 480 TWh, pari a circa il 2% della domanda globale. Gli Stati Uniti concentrano il 45% della capacità installata e il 62% del valore del mercato mondiale, mentre l’Europa rappresenta il 10% del valore. Hyperscaler e technology provider raccolgono complessivamente circa il 70% del valore della filiera.

Italia e data center: la geografia degli investimenti va oltre la Lombardia

Per analizzare il rapporto tra data center e territori AGICI ha costruito un indice di attrattività territoriale che considera digitalizzazione, connettività, mix energetico, fonti rinnovabili, disponibilità di aree e condizioni climatiche. La localizzazione emerge così come una scelta che richiede di bilanciare più fattori.

La Lombardia mantiene il ruolo di principale mercato italiano, sostenuta dalla domanda digitale e dalle infrastrutture cloud e ICT. Piemonte, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna presentano però profili particolarmente interessanti: combinano buone prestazioni digitali, condizioni climatiche favorevoli, disponibilità di rinnovabili e affidabilità della rete.

Le opportunità e i limiti di Lazio e Puglia

Il Lazio si distingue per la disponibilità di aree greenfield, da sviluppare, e brownfield, già interessate da precedenti usi. La sua attrattività è tuttavia limitata dal prezzo dell’elettricità, dalla quota di rinnovabili e dal maggiore fabbisogno di raffrescamento.

Nel Mezzogiorno emerge la Puglia, che lo studio indica come prima per capacità rinnovabile installata. Restano criticità nella digitalizzazione, nella latenza delle connessioni e nelle condizioni climatiche. La disponibilità di energia rinnovabile, quindi, deve accompagnarsi a infrastrutture digitali e condizioni operative competitive.

Hyperscaler e colocation: lo scenario da oltre 70 miliardi

La ricerca relativa allo sviluppo data center esamina anche i “Costi del Non Fare”, confrontando diverse configurazioni del mercato. Lo scenario ipotizza 1 GW di nuova potenza IT in Italia al 2030: una grandezza distinta dalla potenza oggetto delle richieste di connessione. A parità di capacità installata, un modello maggiormente orientato a hyperscaler e colocation, rispetto alle configurazioni enterprise oggi più diffuse, potrebbe generare oltre 70 miliardi di euro di benefici per il Paese. Si tratta – va precisato – di una stima riferita allo scenario elaborato da AGICI, non di ricavi già acquisiti o investimenti annunciati.

Oltre la metà del beneficio stimato deriva dal valore dei principali servizi abilitati. La parte restante comprende costi evitati e maggiore efficienza di calcolo, grazie alle economie di scala e alle migliori prestazioni operative.

Il confronto suggerisce che il valore dello sviluppo dipende anche da come viene organizzata la capacità: dimensione degli impianti, efficienza energetica e prestazioni computazionali incidono sui risultati economici.

Cinque priorità per trasformare i progetti in impianti

Selezionare le iniziative mature e coordinare le procedure

La prima proposta di AGICI è razionalizzare le richieste di connessione, introducendo criteri verificabili di maturità e meccanismi per liberare la capacità impegnata da iniziative che non avanzano.

La seconda riguarda un quadro nazionale comune per le procedure regionali, con l’obiettivo di rendere più coerente il percorso di sviluppo.

La terza leva valorizza energia rinnovabile dedicata, servizi di flessibilità e recupero del calore come criteri premianti nell’accesso alla rete.

La quarta propone una corsia preferenziale per il riutilizzo delle aree industriali dismesse, accompagnata dalla valutazione degli impatti territoriali.

La quinta punta ad aumentare il valore generato in Italia collegando lo sviluppo dei data center alla domanda pubblica e alla formazione di competenze tecniche specializzate. L’obiettivo è tradurre l’interesse del mercato in infrastrutture capaci di sostenere l’economia digitale, con benefici riconoscibili anche per i territori che le ospitano.

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