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Carbon farming: in Sudafrica i crediti di carbonio sostengono le comunità



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In Sudafrica il progetto GRASS distribuisce i primi ricavi derivanti dai crediti di carbonio alle comunità rurali impegnate nel ripristino dei pascoli. Un modello che unisce agricoltura rigenerativa, tutela della biodiversità e sviluppo economico, trasformando il carbon farming in una leva di resilienza territoriale

Pubblicato il 7 ago 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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Carbon farming e crediti di carbonio: in che modo l’agricoltura può contribuire alla transizione climatica

Il settore agricolo risulta sempre più centrale nelle strategie europee per la lotta al cambiamento climatico. Accanto alle attività finalizzate alla riduzione delle emissioni, cresce in modo importante l’attenzione verso la capacità dei suoli agricoli e dei pascoli di assorbire e immagazzinare anidride carbonica. È in questo contesto che si inserisce il carbon farming, un insieme di pratiche agricole e forestali finalizzate ad aumentare lo stoccaggio del carbonio nel suolo e nella vegetazione, contribuendo così alla mitigazione del cambiamento climatico.

Il principio prevede che attraverso una gestione più sostenibile dei terreni renda possibile incrementare la quantità di carbonio sequestrata dagli ecosistemi agricoli. Tra le pratiche più diffuse rientrano l’agricoltura conservativa, la riduzione delle lavorazioni del terreno, le colture di copertura (cover crop), il ripristino dei prati permanenti, l’agroforestazione, la gestione rigenerativa dei pascoli e il miglioramento della fertilità dei suoli. Oltre a catturare CO₂, queste tecniche contribuiscono a migliorare la biodiversità, aumentare la capacità di trattenere acqua e rendere le aziende agricole più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.

Il rapporto ra carbon farming e crediti di carbonio

Uno dei principali strumenti economici che sostengono il carbon farming è rappresentato dai crediti di carbonio. Quando un progetto dimostra, attraverso metodologie scientifiche riconosciute, di aver rimosso o evitato una determinata quantità di emissioni di gas serra, può ottenere crediti certificati. Generalmente un credito corrisponde a una tonnellata di CO₂ equivalente assorbita o evitata.

Questi crediti possono essere acquistati da imprese e organizzazioni nell’ambito del mercato volontario del carbonio, con l’obiettivo di finanziare interventi di rimozione delle emissioni residue e sostenere progetti di elevata qualità ambientale. Le risorse generate dalla vendita dei crediti vengono reinvestite nelle attività di gestione sostenibile dei terreni, creando nuove opportunità di reddito per agricoltori e comunità rurali.

La crescita di importanza del carbon farming anche in relazione ai crediti di carbonio

Negli ultimi anni il carbon farming ha assunto un ruolo sempre più rilevante anche nelle politiche europee. La Commissione europea sta lavorando alla definizione di un quadro di certificazione delle rimozioni di carbonio e delle pratiche di gestione sostenibile, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza, integrità ambientale e affidabilità dei crediti generati. La sfida è costruire un mercato credibile, basato su criteri rigorosi di addizionalità, permanenza, monitoraggio e verifica indipendente.

I benefici del carbon farming vanno però oltre il solo assorbimento della CO₂. Le pratiche rigenerative migliorano la qualità dei suoli, riducono l’erosione, favoriscono la biodiversità, aumentano la capacità di trattenere acqua e contribuiscono a rendere più resilienti le produzioni agricole agli eventi climatici estremi. In questo modo, gli agricoltori non diventano soltanto fornitori di materie prime alimentari, ma anche protagonisti nella tutela del capitale naturale.

Carbon farming e crediti di carbonio: la sfida della misurazione

Misurare con precisione il carbonio immagazzinato nei suoli è complesso e richiede metodologie scientifiche avanzate, sistemi di monitoraggio continuo e verifiche indipendenti. Inoltre, la permanenza dello stoccaggio deve essere garantita nel tempo: cambiamenti nella gestione dei terreni potrebbero infatti rilasciare nuovamente il carbonio accumulato.

Per questo motivo il futuro del carbon farming sarà strettamente legato allo sviluppo di standard sempre più rigorosi, all’utilizzo di tecnologie digitali come sensori, immagini satellitari e Intelligenza Artificiale e alla diffusione di sistemi di certificazione trasparenti. Se accompagnato da regole solide e da un’efficace governance, il carbon farming può rappresentare uno degli strumenti più promettenti per coniugare decarbonizzazione, tutela della biodiversità, valorizzazione del territorio e sviluppo economico delle aree rurali.

L’esempio di GRASS: dalla rigenerazione dei pascoli ai crediti di carbonio

Davanti a un mercato volontario del carbonio che continua a evolversi e punta sempre più su progetti capaci di generare benefici ambientali, economici e sociali misurabili è importante capire concretamente quali sono i benefici concreti per l’ambiente e per le imprese. Un esempio in questo senso arriva dal Sudafrica, dove il progetto GRASS (Grassland Restoration and Stewardship in South Africa) ha distribuito i primi ricavi derivanti dalla vendita di crediti di carbonio alle comunità rurali impegnate nel recupero dei pascoli degradati.

Sviluppato da TASC (originariamente The African Stove Company e oggi uno dei principali sviluppatori internazionali di progetti di carbon finance) in collaborazione con Meat Naturally Africa, il progetto coinvolge allevatori delle province dell’Eastern Cape e del KwaZulu-Natal con l’obiettivo di migliorare la gestione dei pascoli attraverso pratiche di agricoltura rigenerativa, pascolo controllato, prevenzione degli incendi e gestione sostenibile del territorio. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che il ripristino degli ecosistemi non rappresenta soltanto uno strumento per mitigare il cambiamento climatico, ma anche un’opportunità concreta di sviluppo economico per le comunità locali.

I primi ricavi del carbon farming in forma di carbon credit

Dopo la certificazione del primo periodo di monitoraggio, il progetto ha ottenuto l’emissione di 266.254 Verified Carbon Units (VCU), corrispondenti alle riduzioni e agli assorbimenti di emissioni certificati secondo gli standard internazionali. Grazie alla vendita dei primi crediti di carbonio sono stati distribuiti 2,7 milioni di rand sudafricani a 15 comunità partecipanti.

Le attività certificate hanno interessato oltre 95.000 ettari di pascoli, coinvolgendo circa 180 comunità rurali e quasi 10.000 allevatori. Si tratta inoltre del primo progetto al mondo ad aver ottenuto contemporaneamente la certificazione Climate, Community & Biodiversity (CCB) e la metodologia VM0042 di Verra, che valuta i benefici climatici derivanti da pratiche di gestione agricola rigenerativa.

A differenza di numerosi progetti di finanza climatica, il modello adottato da GRASS prevede che una quota rilevante dei ricavi venga redistribuita direttamente alle comunità attraverso le associazioni locali di gestione del pascolo. Le risorse vengono utilizzate per finanziare attività come la gestione degli incendi, il miglioramento della salute del bestiame, la formazione di pastori professionisti e il monitoraggio ambientale.

Il ruolo del carbon farming nello sviluppo rurale

Il progetto dimostra come il carbon farming possa trasformarsi in uno strumento di sviluppo territoriale. Oltre ai ricavi derivanti dalla vendita dei crediti di carbonio, gli allevatori hanno già beneficiato di un migliore accesso ai mercati grazie ad aste digitali del bestiame e servizi dedicati alla filiera della lana, generando oltre 56 milioni di rand di reddito aggiuntivo.

Parallelamente è stato avviato il programma Ecoranger, che ha formato centinaia di persone nelle tecniche di pascolo rigenerativo, monitoraggio della biodiversità, prevenzione degli incendi e controllo delle specie invasive, creando nuove competenze e opportunità occupazionali nelle aree rurali.

Un modello per la transizione climatica

L’iniziativa evidenzia come i crediti di carbonio possano andare oltre la semplice compensazione delle emissioni, diventando uno strumento di finanziamento per interventi di ripristino degli ecosistemi e di sviluppo socioeconomico. Quando accompagnati da standard rigorosi e da una governance trasparente, i mercati volontari del carbonio possono infatti contribuire contemporaneamente alla mitigazione climatica, alla tutela della biodiversità e al rafforzamento delle economie locali.

Il progetto GRASS punta ora ad ampliare la propria estensione fino a 2 milioni di ettari entro il 2030, con l’obiettivo di mitigare circa 14 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente nei primi trent’anni di attività. Un traguardo che conferma il potenziale del carbon farming come strumento per coniugare resilienza climatica, conservazione del capitale naturale e sviluppo sostenibile delle comunità rurali.

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