Per comprendere il valore strategico della workplace experience e il suo legame con la componente sociale di ESG bisogna fare un passo indietro e tornare agli anni immediatamente successivi alla pandemia, perché è in quel momento che il paradigma di lavoro cambia definitivamente.
Workplace experience e i nuovi spazi di lavoro
Nel post-Covid le aziende si sono trovate a gestire un modello nativamente ibrido, in cui il lavoro non coincide più con un unico luogo fisico. E proprio mentre l’ufficio perdeva la sua centralità “obbligata”, emergeva un’esigenza opposta: renderlo il più possibile attrattivo.
La workplace experience si consolida in questo contesto come risposta all’esigenza di preservare (o addirittura potenziare) produttività, collaborazione ed engagement in un paradigma di lavoro profondamente diverso rispetto a prima.
Gli spazi iniziano a essere riprogettati per supportare attività differenti: concentrazione, collaborazione, brainstorming, eventi e formazione. Vengono introdotti servizi dedicati come eventi in presenza e ibridi, attività di formazione e momenti di condivisione, nascono aree comuni, ambienti modulari, spazi dedicati all’incontro informale e strumenti digitali per gestire postazioni non più fisse, servizi condivisi e comunicazioni interne.
L’esperienza lavorativa al centro delle strategie ESG
Questo approccio, come detto, è nato per favorire produttività e performance a fronte di una fase di cambiamento senza precedenti nelle dinamiche di lavoro. Successivamente, molte aziende hanno rafforzato il proprio investimento sulla workplace experience anche per un’altra ragione: la crescente centralità dei valori ESG.
Il motivo è semplice. Nel momento in cui la forza di un’organizzazione dipende sempre di più dalla capacità di attrarre talenti, trattenere competenze, favorire collaborazione e ridurre fenomeni come turnover e disengagement, il benessere delle persone smette di essere un tema culturale e diventa un elemento strategico. E anche qui la gestione degli spazi assume un ruolo chiave: ambienti progettati per favorire relazione, flessibilità, inclusione, socializzazione e accesso ai servizi diventano strumenti concreti per migliorare la workplace experience.
La componente Social in ambito ESG pesa molto nelle attività di rendicontazione, nelle valutazioni di sostenibilità, nell’employer branding e, in alcuni casi, nell’accesso a investimenti, partnership, bandi o agevolazioni. Questo significa che le aziende non possono più limitarsi a dichiarare attenzione verso le persone ma devono iniziare a dimostrarla attraverso iniziative, strumenti e dati concreti.
Il ruolo del Facility Management nella workplace experience
In questo scenario, anche il Facility Management sta vivendo una trasformazione profonda. Se in passato il ruolo era prevalentemente operativo, oggi il FM è chiamato a contribuire direttamente alla qualità dell’esperienza lavorativa e quindi, alla valorizzazione della componente Social in ambito ESG. Come detto, d’altronde, gran parte degli elementi che influenzano engagement, benessere e senso di appartenenza passano proprio dagli spazi, dai servizi e dalle modalità con cui le persone vivono quotidianamente l’ambiente di lavoro.
La sfida, rispetto ad esempio alla componente ambientale di ESG, è la misurazione. Se parametri come consumi energetici, emissioni o utilizzo delle risorse possono essere rilevati attraverso dati oggettivi, la dimensione Social riguarda elementi più difficili da tracciare: benessere percepito, senso di appartenenza, engagement, qualità delle relazioni e soddisfazione delle persone. Proprio per questo, le aziende investono in strumenti capaci di trasformare queste percezioni in indicatori strutturati e utilizzabili in ottica di rendicontazione.
Marianna Cosentino, Key Account Manager di Nazca, azienda italiana che da più di 30 anni si occupa di facility management integrato, sottolinea che “oggi è cambiato non soltanto il modo di lavorare ma anche il livello di attenzione che le aziende devono riservare alle persone. Proprio per questo, uno degli aspetti più importanti consiste nel riuscire a “razionalizzare” il percepito, trasformando elementi soggettivi in indicatori osservabili. In Nazca, abbiamo deciso di utilizzare una soluzione proptech da noi sviluppata per tracciare non solo gli elementi ambientali ma anche la componente Social attraverso questionari customizzati. Lo strumento permette all’azienda di assegnare un indice di importanza a ogni specifica domanda sul benessere e sui servizi e poi genera uno score oggettivo che va a implementare direttamente il rating ESG aziendale”. In questo modo è possibile misurare e rendicontare quello che, altrimenti, resterebbe solo un parametro percepito.
Agire prima di misurare: il ruolo del Community Management
La misurazione, però, è solo una faccia della medaglia. Per poter raccogliere dati positivi su engagement, benessere e qualità dell’esperienza, bisogna prima creare valore sociale nella quotidianità degli spazi.
Community Management: la visione di Nazca
Qui entra in gioco il Community Management, una delle attività attraverso cui Nazca trasforma gli ambienti che gestisce da semplici luoghi fisici a ecosistemi vivi, partecipati e coerenti con le esigenze delle persone che li abitano ogni giorno.
Nella visione di Nazca, il Community Management non coincide solo con l’organizzazione di eventi e la relazione con le persone che vivono gli spazi. Il suo obiettivo è creare connessioni tra persone, favorire senso di appartenenza, aumentare l’utilizzo consapevole degli spazi e rendere il workplace un ambiente capace di generare momenti di condivisione. In altre parole, significa costruire un’esperienza continuativa e non una sequenza sporadica di iniziative.
La personalizzazione degli eventi
Elisa Grimaldi, Community Manager di Nazca, sottolinea come uno degli aspetti centrali dell’attività di Nazca sia la personalizzazione di attività, iniziative e modalità di coinvolgimento: “Costruiamo percorsi e tematiche ad hoc sia in funzione dello spazio che della tipologia di utenza con cui ci interfacciamo. Nel build-to-rent, ad esempio, ci rivolgiamo spesso a una fascia giovane e proponiamo così attività legate al wellness, allo sport e alla salute. Nei coworking, parliamo invece di manager con esigenze e interessi differenti e quindi puntano su networking professionale, condivisione di competenze, cultura e momenti di relazione informale tra professionisti. Il piano di Community è sempre tailor-made, perché in caso contrario si rischierebbe di proporre iniziative incapaci di generare engagement”.
L’apporto della tecnologia: Navis
Tutta questa attività trova poi il proprio supporto operativo in Navis, l’app sviluppata da Nazca per centralizzare comunicazione, servizi e interazione con la community. Attraverso la piattaforma, utenti e tenant possono iscriversi agli eventi, ricevere aggiornamenti in tempo reale, accedere a newsletter e contenuti dedicati ma anche utilizzare servizi pratici pensati per semplificare la quotidianità: prenotazioni, richieste operative, lavanderia o altri servizi personalizzati in base al contesto.
È proprio l’integrazione tra gestione degli spazi, servizi tailor-made, iniziative di community e strumenti digitali a permettere di raccogliere feedback continui e trasformare il “percepito” delle persone in dati strutturati, creando una base concreta per valorizzare e misurare la componente Social ESG.











