Misurare in modo oggettivo il contributo dei servizi alla sostenibilità ambientale nella manifattura: è questo l’obiettivo della ricerca del Centro Interuniversitario ASAP, che presenta una nuova matrice capace di collegare le attività di servizio agli impatti ecologici generati.
Negli ultimi anni la manifattura ha vissuto una trasformazione profonda, passando da un modello basato sulla vendita di prodotti a uno fondato su soluzioni integrate prodotto-servizio. Questo processo, noto come servitizzazione, sta ridefinendo le strategie industriali anche in chiave ambientale.
Nonostante le imprese riconoscano il potenziale di questo approccio in termini di sostenibilità, il legame tra servizi e impatto ecologico è rimasto a lungo poco strutturato, affidato più a valutazioni qualitative che a evidenze misurabili .
Il 7 maggio convegno all’università di Brescia
Il tema sarà al centro dell’evento “Servitizzazione e sostenibilità ambientale: dalla teoria alla pratica”, organizzato dal Centro Interuniversitario ASAP il 7 maggio all’Università di Brescia.
Ad aprire i lavori sarà Daniela Pigosso, Full Professor alla Technical University of Denmark, che porterà una prospettiva internazionale sulle sfide legate alla sostenibilità assoluta .
ASAP: i driver ambientali per rendere misurabile l’impatto
Il cuore della ricerca consiste nello sviluppo di strumenti in grado di collegare in modo diretto i servizi agli effetti ambientali generati.
“La ricerca non si limita a fotografare lo stato dell’arte, ma fornisce alle imprese una struttura analitica per passare da dichiarazioni di principio a piani d’azione” spiegano i ricercatori di ASAP .
In questo contesto sono stati introdotti i driver di valore ambientale (EVD), definiti come veri e propri meccanismi causali capaci di tradurre le attività di servizio in impatti ambientali concreti. La ricerca ha portato alla creazione di una matrice che associa le diverse tipologie di servizio ai relativi driver ambientali, offrendo alle imprese uno strumento operativo.
Impatto concentrato nella fase d’uso
Uno dei risultati più rilevanti riguarda la distribuzione degli impatti lungo il ciclo di vita dei prodotti.
La fase di utilizzo emerge come quella a maggiore incidenza ambientale, soprattutto per la lunga durata dei beni industriali. In questo scenario, servizi come manutenzione preventiva, monitoraggio remoto e assistenza digitale diventano leve fondamentali.
Queste soluzioni permettono di migliorare l’efficienza energetica, prolungare la vita utile dei prodotti e ridurre guasti ed emissioni, contribuendo in modo diretto alla sostenibilità .
Progettazione e fine vita: margini ancora da sviluppare
Accanto ai risultati sulla fase d’uso, la ricerca evidenzia aree ancora poco sviluppate.
Le opportunità legate alla progettazione e al fine vita dei prodotti risultano infatti meno esplorate. Si tratta di ambiti cruciali per la sostenibilità, che includono la riduzione delle materie prime non riciclabili, la progettazione per il disassemblaggio e il recupero dei materiali.
Questi ambiti rappresentano uno spazio strategico di evoluzione per le imprese manifatturiere, chiamate a integrare i servizi anche nelle fasi a monte e a valle del ciclo produttivo .
Il nodo della misurazione al centro del dibattito
Il tema più critico emerso riguarda la capacità di misurare gli impatti ambientali.
Nonostante la crescente attenzione alla digitalizzazione, solo una quota limitata di aziende adotta metriche oggettive per valutare i benefici ambientali dei servizi. La maggior parte delle valutazioni resta ancora legata a percezioni interne.
“Se il beneficio ambientale non viene misurato, non può essere valorizzato né internamente né nella relazione con il cliente. La nostra matrice dei driver di valore ambientale è il primo passo per trasformare le intuizioni in dati concreti” concludono i ricercatori .
Imprese e accademia a confronto il 7 maggio
L’evento di Brescia rappresenterà un momento di confronto tra mondo accademico e industria, con la partecipazione di manager e professionisti provenienti da aziende come Angelo Po, Carel, Gewiss, Itema, Ricoh e Toyota Material Handling.
L’obiettivo è tradurre i risultati della ricerca in pratiche operative, favorendo il dialogo tra chi sviluppa modelli teorici e chi li applica nei contesti produttivi.











