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Crisi energetica e SMR rimettono il nucleare sul tavolo delle scelte politiche



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La Commissione europea torna considerare il nucleare nell’ambito di un piano che punta a far coesistere sicurezza energetica, decarbonizzazione e competitività. L’innovazione che arriva con gli Small Modular Reactors SMR si candida per rispondere sia al bisogno di energia delle industrie UE sia nell’integrazione con le rinnovabili. La roadmap UE prevede investimenti, standard condivisi e aree pilota, ma restano ancora aperte le sfide regolatorie e tecnologiche

Pubblicato il 17 mar 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Crisi energetica SMR nucleare

In sintesi

  • La scelta del nucleare è una decisione politica storica (referendum 1987 e 2011) riemersa con le crisi energetiche; Ursula von der Leyen ne ha rivendicato il ruolo per prezzi accessibili e competitività.
  • Gli SMR (Small Modular Reactors) offrono modularità, scalabilità e integrazione con rinnovabili, favorendo flessibilità di rete, decarbonizzazione e servizi a poli industriali energivori.
  • La Commissione europea mira ai primi SMR operativi entro i primi anni del 2030 con un approccio fleet‑based, standard comuni e investimenti secondo il PINC (oltre 240 miliardi di euro entro il 2050), tutelando l’autonomia strategica.
Riassunto generato con AI

Se è vero che l’energia, qualunque sia la fonte per produrla, rappresenta una scelta politica, il nucleare è certamente l’esempio che più di altri ha incarnato nel tempo questa dimensione. La scelta del nucleare in Italia è stata posta all’attenzione dei cittadini con due referendum (che si articolavano in quattro quesiti referendari) prima nel 1987 e poi nel 2011. Il tema è da sempre fortemente divisivo e per lunghi anni è rimasto ai margini del dibattito politico, per poi rientrare, prima sottotraccia e poi in modo più palese e deciso, sulla spinta delle urgenze causate dalle crisi energetiche e delle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, in termini di tipologie di impianti per l’energia nucleare.

La debolezza di un sistema energetico troppo sbilanciato sui combustibili fossili

La Guerra Russia Ucraina prima e la Guerra USA Israele Iran poi hanno mostrato tutte le debolezze di un sistema energetico europeo e italiano troppo sbilanciato verso i combustibili fossili, dove lo sviluppo delle energie rinnovabili, per quanto in forte miglioramento, è ben lontano dalla capacità di rispondere al calo nelle forniture di gas o petrolio e di garantire una indipendenza energetica. Al netto di qualsiasi considerazione legata alle scelte politiche i paesi europei che dispongono di un portfolio energetico nel quale è presente il nucleare, come la Francia, la Spagna, la Svezia, il Belgio solo per citarne alcuni, sono meno esposti a queste crisi, o meglio dispongono di maggiori strumenti per governarle.

Crisi energetica SMR nucleare

La crescita di attenzione verso gli Small Modular Reactors

Nello stesso tempo l’innovazione ha fatto la sua parte e un ruolo crescente, in termini di prospettive di sviluppo del nucleare, è stato occupato dagli Small Modular Reactors (SMR), reattori di minori dimensioni, caratterizzati da una struttura modulare che consente sia una riduzione dei costi di produzione e installazione sia una migliore flessibilità d’impiego per alimentare reti elettriche di dimensioni più contenute, come nel caso della produzione di energia per specifici distretti industriali.

La dichiarazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in occasione del World Nuclear Energy Summit a Parigi

In questo scenario si colloca la scelta della presidente della commissione europea Ursula von der Leyen di aprire la sessione plenaria del vertice sull’energia nucleare dell’AIEA a Parigi dichiarando – a soprresa – che “I prezzi dell’elettricità in Europa sono strutturalmente troppo alti. E questo rappresenta un problema estremamente importante, perché un’elettricità accessibile non è solo essenziale per il costo della vita dei nostri cittadini, ma è anche cruciale per la competitività delle industrie.” (Si legga a questo proposito anche il servizio sul Decreto Bollette n.d.r.).

Sino a prima della Guerra che ha bloccato lo Stretto di Hormuz una affermazione come questa era appannaggio delle opposizioni. Adesso (con i prezzi dell’energia in continua crescita) torna prepotentemente al centro della scena politica. Ma la von der Leyen ha anche tenuto a precisare che Nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, mentre oggi è solo il 15%“, per arrivare poi al punto chiave della sua dichiarazione nella quale ha sottolineato che “voltare le spalle a una fonte energetica affidabile, economica e a basse emissioni sia stato un errore strategico da parte dell’Europa”.

Il discorso della presidente della Commissione europea dovrebbe probabilmente essere messo in diretta relazione con i contenuti e gli obiettivi dell’Industrial Acceleretor Act IAA, (e del Clean Industrial ACT) anche perché in un altro passaggio la von der Leyen afferma da una parte che Nucleare e rinnovabili devono svolgere un ruolo chiave per garantire insieme indipendenza, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività”. E poi, in particolare, a completamento della propria riflessione, la presidente della Commissione europea sottolinea il ruolo dei reattori nucleari di nuova generazione e (soprattutto) il ruolo che l‘industria europea può e deve svolgere in termini di innovazione ad alto valore aggiunto.

La strategia della Commissione europea per avere attivi i primi impianti SMR all’inizio del 2030

Ed è in questo contesto che occorre leggere la scelta della Commissione di presentare la strategia per avere printi (in rete) i primi SMR europei entro i primi anni del 2030.

I presupposti della roadmap della Commissione europea

I due punti di riferimento per interpretare l’impegno della commissione europea nell’adozione di Small Modular Reactors all’interno della propria strategia energetica sono da individuare nella necessità di rispondere alle richieste di sicurezza energetica c con un portfolio di fonti energetiche più ampio e più flessibile rispetto a quello attuale. In secondo luogo il tema della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio si è naturalmente saldato con il tema della competitività dell’industria europea che sta pagando un prezzo dell’energia decisamente superiore a quello di altre aree del pianeta, come nel caso degli Stati Uniti e della Cina (e che sta spingendo anche alla richiesta di sospendere o rimodulare il peso degli EU ETS Emissions Trading System per alleggerire i costi dell’energia).

Crisi energetica SMR nucleare

Per queste ragioni soprattutto gli Small Modular Reactors (SMR) stanno guadagnando spazio nel dibattito sulle strategie future per la produzione di energia.

Flessibilità di impiego, costi e ricadute sulla decarbonizzazione

Il potenziale degli SMR risiede soprattutto nella flessibilità d’impiego e nella capacità di integrarsi sia nelle reti esistenti che in contesti industriali specifici e si tratta di una soluzione che può avere ricadute dirette sulla decarbonizzazione. La Commissione europea ha scelto di avviare un percorso volto a favorirne lo sviluppo attraverso misure dedicate, stimolando investimenti e collaborazione tra gli Stati membri. Non vanno però dimenticate o trascurate le potenziali criticità: il percorso verso una diffusione su larga scala richiede ancora un sistema regolatorio adeguato, una chiara visione industriale condivisa e un rigoroso framework di controlli per quanto attiene alla sicurezza.

Il ruolo degli Small Modular Reactors nella strategia energetica europea

Ora, se si guarda alla strategia per la transizione energetica europea, gli Small Modular Reactors (SMR) vanno a collocarsi in un quadro strategico che, anche alla luce delle dichiarazioni della von der Leyen, si sta ridefinendo sulla base di priorità che partono dalla sicurezza energetica e dalla competitività industriale. La modularità dell’SMR consente una flessibilità progettuale che si adatta all’integrazione con le reti esistenti e permette un impiego in aree dove è necessario disporre di una capacità produttiva crescente in funzione della crescita del business, come possono essere poli industriali o grandi data centre. Gli SMR, uniscono le dimensioni ridotte, ovviamente rispetto ai tradizionali reattori nucleari, e la possibilità di gestire la scalabilità. Sono nello stempo delle soluzioni che possono contribuire alla stabilità delle reti o possono diventare delle infrastrutture abilitanti per creare e gestire nuovi modelli di approvvigionamento energetico distribuito.

Sulla base di questi presupposti è stata predisposta la strategia presentata dalla Commissione che punta sostanzialmente a superare le barriere normative e industriali, favorendo un’azione coordinata tra gli Stati membri. L’obiettovo di evitare la frammentazione delle iniziative si unisce alla volontà di creare un mercato continentale integrato che possa prendere in considerazione gli SMR come una risposta tecnologica ed economica alle politiche energetiche nazionali.

Vantaggi e applicazioni degli SMR per la decarbonizzazione e la competitività industriale

Nel comunicato ufficiale della Commissione europea (QUI per maggiori dettagli n.d.r.) si sottolinea come gli Small Modular Reactors si prestano a rispondere a una gamma ampia di applicazioni che comprendono naturalmente la produzione elettrica, ma che in particolare rappresentano anche il supporto ai processi industriali più energivori, il teleriscaldamento urbano e la fornitura di calore per industrie chimiche o siderurgiche, ovvero una risposta al mondo delle imprese che rientrano nella categoria hard to abate.

Una possibile soluzione per compensare l’intermittenza delle fonti rinnovabili

Un’altra caratteristica sulla quale la strategia della Commissione intende fare leva riguarda la possibilità di utilizzare la flessibilità degli Small Modular Reactors per operare in sinergia con infrastrutture basate su fonti rinnovabili. In questo caso l’ide aè quella di sfruttare gli SMR per compensare l’intermittenza tipica di eolico e solare, fornendo stabilità operativa alle reti e contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione Europea.

Energia termica ed elettrica low-carbon a costi contenuti

Gli SMR sono anche una potenziale risposta alla domanda del mondo industriale che chiede energia termica ed elettrica low-carbon a costi contenuti per proteggere o aumentare la propria competitività sui mercati internazionali. si traduce in un vantaggio competitivo per i settori più esposti alla concorrenza internazionale e ai costi delle emissioni. Un altro aspetto che nella prospettiva della strategia della Commissione europea può rappresentare una importante opportunità riguarda il fatto che l’adozione degli SMR può rappresentare un supporto importante allo sviluppo delle filiere europee dell’idrogeno verde o delle tecnologie power-to-X, accelerando l’innovazione nei comparti ad alta intensità energetica.

In particolare gli SMR possono contribuire alla produzione di idrogeno low-carbon portando stabilità ed efficienza alla più stabile ed efficiente la filiera dell’idrogeno.

Quali sono le azioni della Commissione per accelerare lo sviluppo degli SMR in Europa

La Commissione punta a sostenere il percorso verso la prima generazione di SMR operativi già nei primi anni del 2030. E il piano prevede un approccio “fleet-based” con il quale favorire economie di scala nella produzione e nell’implementazione dei reattori modulari, con misure di accompagnamento e di rafforzamento della cooperazione tra industria e autorità regolatorie. Tra le misure chiave figurano l’introduzione di standard industriali condivisi, la semplificazione delle procedure amministrative su base europea e la creazione di aree pilota denominate “SMR Valleys”, pensate come hub per testare tecnologie e modelli organizzativi innovativi.

L’iniziativa punta anche a promuovere percorsi comuni per l’omologazione dei progetti attraverso strumenti come le revisioni regolatorie congiunte e i cosiddetti regulatory sandboxes previsti dal Net-Zero Industry Act. Una speciale attenzione è poi prevista per attuare forme di coinvolgimento del settore privato con incentivi attraverso piattaforme collaborative e alleanze industriali dedicate.

Dentro il Piano tra investimenti, cooperazione e creazione di una catena del valore paneuropea

Tradurre in pratica un piano di questa portata, al di là della sfida sul piano politico e sociale, implica un impegno straordinario in termini economici. A questo proposito la nota della Commissione fa esplicito riferimento al Piano Illustrativo Nucleare (PINC) secondo il quale saranno necessari investimenti per oltre 240 miliardi di euro entro il 2050 da destinare sia all’ammodernamento degli impianti esistenti sia alla realizzazione delle nuove infrastrutture modulari.

Crisi energetica SMR nucleare

Una catena del valore focalizzata su ricerca, formazione tecnica avanzata e protezione della proprietà intellettuale

Per l’attuazione di questo piano la Commissione UE prevede la costruzione di una catena del valore paneuropea competitiva pensata per concentrare un impegno specifico e coordinato a livello paneuropeo su temi come la ricerca, la formazione tecnica avanzata e la protezione della proprietà intellettuale. I temi chiave che rappresentano anche a tutti gli effetti i fattori abilitanti del progetto riguardano prima di tutto la maturità tecnologica dei progetti – ancora in fase dimostrativa – a cui si deve aggiungere l’allineamento normativo tra i diversi Paesi membri e la capacità del settore pubblico-privato di condividere sia i rischi finanziari collegati alla implementazione di queste progettualità sia la expertise ingegneristica.

La necessità strategica di un controllo – e dunque di una autonomia UE – sulle tecnologie

Sullo sfondo resta centrale il tema dell’autonomia strategica europea: pur aprendosi al confronto internazionale su standard e best practice, la Commissione sottolinea l’importanza di mantenere il controllo sulle tecnologie strategiche per evitare che questa scelta, motivata anche dalla necessità di liberarrsi da ingombrabti e pericolose dipendenze nelle fornture di combustibili fossili non debba a sua volta far ricadere l’Europa in nuove e magari diverse dipendenze critiche nelle filiere energetiche.

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