ETS nel Terzo settore: definizione e perimetro
Nel contesto italiano, ETS indica gli Enti del Terzo settore: soggetti privati non profit che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, operando secondo regole specifiche. La differenza cruciale, per non creare confusione con l’EU ETS, è che qui non esiste alcun “mercato di quote”: ETS è una qualifica giuridica, non un sistema di scambio.
ETS significa “status”: cosa vuol dire Ente del Terzo settore
In ottica ESG, gli ETS sono importanti perché rappresentano diverse tipologie di realtà:
- attori chiave dell’impatto sociale e territoriale,
- partner frequenti di imprese e PA (progetti, welfare, comunità),
- destinatari e protagonisti di iniziative di sostenibilità “S” e “E” (inclusione, rigenerazione, educazione, povertà energetica).
Se cerchi ETS come sistema CO₂ vai alla guida EU ETS
Quali imprese possono diventare ETS: tipologie più comuni e differenze pratiche
ODV, APS, imprese sociali: come orientarsi tra le forme più cercate
ETS terzo settore comprende una ricca serie di tipologie di realtà, le più frequenti includono:
- ODV (organizzazioni di volontariato): tipicamente centrali per attività basate su volontari e finalità solidaristiche.
- APS (associazioni di promozione sociale): spesso legate a comunità, cultura, sport sociale, promozione.
- Imprese sociali: realtà che svolgono attività d’impresa con vincoli e finalità sociali, incluse forme cooperative.
Le differenze più importanti, a livello gestionale, riguardano
- governance e organi sociali,
- modalità operative (volontari, soci, lavoratori),
- rendicontazione e trasparenza,
- capacità di attrarre fondi e partnership.
Quali sono i requisiti per diventare ETS: statuto, finalità e regole?
Come si deve comporre una checklist completa di adempimenti che permetta di evitare errori? Cosa deve essere chiaro nello statuto e nei processi?
Il passaggio a ETS non è solo “burocrazia”: richiede coerenza tra missione, attività e regole interne pertanto è necessario specificare molto bene
- finalità esplicite (civiche/solidaristiche/utilità sociale),
- assenza di scopo di lucro in senso sostanziale e vincoli sulla destinazione degli avanzi,
- attività coerenti (interesse generale e, se presenti, attività diverse in modo compatibile),
- governance definita (organi, convocazioni, quorum, responsabilità),
- procedure minime di trasparenza e tracciabilità delle decisioni.
Attenzione a non commettere l’errore di usare “ETS” come etichetta reputazionale senza aver allineato statuto e adempimenti. Lo status si costruisce con regole, governance e accountability.
RUNTS: cos’è, a cosa serve e cosa cambia dopo l’iscrizione?
Adempimenti RUNTS: perchè garantisce trasparenza, rendicontazione e “leggibilità” verso donatori e stakeholder
Il RUNTS è il registro di riferimento per gli Enti del Terzo Settore: nella pratica è lo strumento che rende l’ente:
- riconoscibile come ETS,
- tracciabile per stakeholder e istituzioni,
- più “leggibile” per partnership e fundraising.
Dopo l’iscrizione al RUNTS le realtà sono chiamate ad alzare il livello di attenzione verso tre grandi temi:
- Disciplina organizzativa: maggiore formalizzazione di ruoli e processi.
- Rendicontazione: richieste documentali e informative coerenti con la natura ETS.
- Trasparenza: pubblicazione/deposito di informazioni e documenti secondo le regole previste.
Quali sono le domande fondamentali per gli ETS Terzo settore e quali sono i consigli per le aziende che collaborano con gli ETS
Essere associazione significa essere ETS?
No. “Non profit” e “ETS” non coincidono automaticamente: ETS è uno status con requisiti e riconoscimento (spesso legato all’iscrizione RUNTS).
Perché un’azienda che intende migliorare il rating ESG dovrebbe collaborare con una realtà ETS?
Perché gli ETS sono partner naturali per progetti con impatto sociale misurabile: inclusione, comunità, educazione, welfare, rigenerazione urbana, competenze.












