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Risk management e resilienza d’impresa: il futuro è nella formazione



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L’Osservatorio Cineas-Ipsos evidenzia come la formazione mirata al risk management sia ormai centrale nelle strategie aziendali. Mentre le grandi imprese investono in programmi strutturati, le piccole realtà incontrano maggiori difficoltà di accesso per limiti di risorse e conoscenze sui finanziamenti. L’offerta Cineas punta a colmare il divario, integrando approccio accademico e applicazione pratica per rafforzare la cultura della prevenzione nel tessuto produttivo italiano

Pubblicato il 26 gen 2026



risk management e resilienza

Risk management e resilienza di impresa: perché sono due concetti sempre più correlati?


Negli ultimi anni il concetto di risk management e resilienza di impresa è entrato stabilmente nell’agenda dei board. Crisi geopolitiche, shock energetici, interruzioni delle supply chain, cyberattacchi e cambiamenti normativi hanno reso evidente un punto:  la gestione del rischio è strategica per tutte le imprese, ma è sempre più difficile prevenire tutti i rischi, ed è necessario predisporre una organizzazione per conoscerli, per capire la loro evoluzione e per agire a livello di trasformazione del business..

In questo scenario, il risk management evolve da funzione prevalentemente orientata alla compliance e alla mitigazione ex post, diventa uno strumento chiave per costruire organizzazioni capaci di adattarsi, reagire rapidamente e continuare a creare valore anche in condizioni avverse.


Risk management e resilienza: lo scenario di riferimento

Il risk management in questo scenario non si limita all’identificazione e gestione dei rischi finanziari ma include e impone una visione più ampia che comprende:

L’obiettivo del risk management non è più solo quello di ridurre la probabilità di un evento negativo, ma di comprendere primariamente l’esposizione complessiva dell’impresa e l’impatto dei rischi ai quali è esposta anche sul suo modello di business. Un aspetto questo che presenta una serie di punti di contatto con i temi dell’analisi di materialità e della doppia materialità.


Resilienza di impresa: un concetto operativo che si avvicina sempre di più al Risk management

La resilienza di impresa a sua volta non coincide più solo con la capacità di “resistere” a una crisi e di assicurare una business continuity, ma sta assumendo una serie di valenze strategiche che prevedono almeno quattro grandi ambiti di conoscenza e di azione come:

  • anticipare gli shock
  • adattare processi e decisioni in tempo reale
  • ripristinare rapidamente le attività critiche
  • trasformare le crisi in opportunità di miglioramento

Un’impresa è cioè nella condizione di essere resiliente non solo in quanto è in grado di superare una situazione di crisi e di tornare allo stato precedente, ma è anche nella condizione di conoscere le trasformazioni causate dalla crisi stessa e di evolvere verso un assetto più robusto e flessibile.


I fattori chiave che determinano il legame strategico tra risk management e resilienza

Il principale punto di contatto tra risk management e resilienza è rappresentato dalla continuità operativa. Un sistema efficace di gestione del rischio è nella condizione di individuare le vulnerabilità strutturali, di valutare scenari e impatti potenziali e di supportare decisioni informate su investimenti e priorità

La resilienza, a sua volta, è nella condizione di utilizzare queste informazioni per ridisegnare processi, asset e governance, riducendo la dipendenza dell’azienda da singoli fattori critici, ovvero riducendo strutturalmente l’esposizione dell’azienda dai fattori di rischio.

Il ruolo dei dati e della digitalizzazione


Il rappprto tra risk management e resilienza è fondamentalmente basato sulla conoscenza e dunque sui dati. Piattaforme digitali, analytics e sistemi di monitoraggio continuo permettono di monitorare il contesto nel quale opera l’azienda e individuare segnali deboli di rischio, sulla base di questi dati è possibile misurare l’esposizione in tempo reale. Con queste informazioni si arriva a supportare decisioni rapide e basate su evidenze concrete.

Nel contesto energetico, ad esempio, la capacità di analizzare consumi energetici, prezzi e flessibilità diventa parte integrante della strategia di risk management.


Governance e cultura del rischio

Un altro fattore chiave è la governance unità all’accountability. La creazione di un rapporto operativo tra risk management e resilienza richiede un importante impegno a livello organizzativo con diversi livelli. Un aspetto importante è rappresentato dalla necessità di un coinvolgimento del top management, a cui si deve affiancare una integrazione tra risk management, finanza, operations e IT e infine si tratta di agire anche a livello di cultura aziendale affinchè ci sia una costante attenzione ai temi della prevenzione e dell’adattamento.

Dal punto di vista culturale la resilienza prevede di considerare il rischio come una variabile strategica e non come un problema da delegare.


Perché risk management e resilienza stanno diventando delle vere e proprie leve competitive

In un contesto di incertezza strutturale, la resilienza diventa un vantaggio competitivo. Le aziende capaci di gestire meglio i rischi:

  • proteggono margini e continuità operativa
  • rafforzano la fiducia di clienti, investitori e partner
  • migliorano la capacità di cogliere nuove opportunità

Il risk management, se integrato nella strategia, non frena l’innovazione: al contrario la rende sostenibile nel tempo.


Dalla difesa alla strategia: risk management e resilienza

Oggi parlare di risk management significa parlare di futuro dell’impresa. La resilienza è il risultato di scelte consapevoli, dati affidabili e processi integrati. Le organizzazioni che sono in grado di trasformare il risk management in una leva strategica sono anche attrezzate per affrontare un mondo instabile, complesso e in continua trasformazione.

Gestione dei rischi e resilienza: come cambiano le imprese

Nell’attuale contesto economico, le imprese si trovano ad affrontare rischi in continua evoluzione che richiedono strategie di gestione sempre più strutturate. La formazione specializzata diventa uno strumento centrale per preparare manager e professionisti a rispondere a queste nuove sfide. Tuttavia, l’accesso ai percorsi formativi non è uniforme: differenze legate alla dimensione aziendale, alle risorse disponibili e alle modalità di finanziamento incidono profondamente sulle opportunità effettive di aggiornamento.

Lo sviluppo delle competenze nel risk management nel segno della resilienza

In questo scenario, iniziative come quelle promosse da Cineas mirano a colmare il divario offrendo programmi specifici per lo sviluppo delle competenze nel risk management, con l’obiettivo di sostenere una cultura della prevenzione all’interno del tessuto produttivo italiano.

La formazione come risposta ai nuovi rischi d’impresa

Nel contesto attuale, le imprese italiane si confrontano con una pluralità di rischi che affondano le radici tanto in dinamiche di mercato quanto in fattori esogeni come i mutamenti geopolitici, la pressione della transizione digitale e l’incertezza legata ai cambiamenti climatici. In questo scenario, la formazione interna emerge non più come un semplice complemento, ma come una componente essenziale delle strategie di risk management.

I risultati dell’Osservatorio Cineas-Ipsos

L’ultima edizione dell’Osservatorio Cineas-Ipsos mette in evidenza come la maggioranza delle aziende abbia ormai assimilato l’idea che la resilienza organizzativa passi attraverso il rafforzamento e l’aggiornamento costante delle competenze, sia tecniche sia trasversali.

La formazione non viene più concepita come azione reattiva o sporadica, ma come presidio permanente per aumentare la consapevolezza diffusa sui rischi e ridurre la vulnerabilità operativa. L’approccio è sempre più sistemico: percorsi formativi mirati non solo per prevenire errori o incidenti, ma anche per stimolare la capacità di lettura anticipata dei segnali deboli e ad abilitare processi decisionali tempestivi e informati. In pratica, il capitale umano diventa la prima linea di difesa – e spesso anche l’ultima – contro le minacce emergenti.

Differenze tra grandi, medie e piccole imprese nell’approccio alla formazione per risk management e resilienza

L’indagine Cineas-Ipsos fotografa una realtà italiana stratificata dove la dimensione dell’impresa incide in modo significativo sulle scelte relative agli investimenti nella formazione.

Le grandi aziende mostrano una propensione più marcata all’integrazione strutturale della formazione nei piani di sviluppo organizzativo: dispongono tipicamente di risorse dedicate, programmi consolidati e una visione manageriale che riconosce nella gestione del rischio una leva competitiva.

Le medie imprese seguono a ruota, spesso spinte dalla necessità di adeguarsi a standard richiesti da partner internazionali o dal settore assicurativo.

Sul fronte opposto le piccole imprese, pur riconoscendo l’importanza dello sviluppo delle competenze, incontrano ostacoli oggettivi legati alla scarsità di risorse economiche e alla limitata possibilità di sottrarre personale all’attività produttiva quotidiana. Questo gap rischia di accentuare ulteriormente le differenze nei livelli di preparazione rispetto alle minacce emergenti: una polarizzazione che può riflettersi non solo sulla capacità di risposta agli imprevisti ma anche sulla sostenibilità stessa delle realtà più fragili.

Investimenti, autofinanziamento e difficoltà di accesso ai fondi

Nonostante il quadro economico ancora instabile, cresce il numero di imprese intenzionate a rafforzare gli investimenti in programmi formativi dedicati al risk management. Tuttavia, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Cineas-Ipsos, il ricorso all’autofinanziamento resta largamente predominante: quasi sette aziende su dieci scelgono di sostenere internamente i costi della formazione, spesso per mancanza di alternative praticabili o per scarsa conoscenza dei meccanismi di finanziamento pubblico disponibili. Questa tendenza solleva interrogativi sulla reale accessibilità degli strumenti agevolativi messi a disposizione dal sistema Paese e suggerisce l’opportunità di interventi mirati per semplificare le procedure o promuovere una maggiore alfabetizzazione in materia. Nel frattempo, la scelta dell’autofinanziamento rappresenta un segnale chiaro della volontà aziendale di valorizzare il capitale umano come asset strategico; tuttavia, rischia di escludere proprio quelle realtà meno strutturate che avrebbero maggiormente bisogno di supporto per colmare il divario competitivo.

L’offerta formativa Cineas: master e corsi per il risk management di domani

L’offerta formativa proposta da Cineas si articola su un ventaglio ampio e aggiornato di percorsi rivolti a professionisti e imprese che intendono affrontare in modo strutturato le nuove sfide del risk management. I master professionalizzanti e i corsi specialistici coprono aree tematiche che spaziano dalla gestione dei rischi sanitari all’ingegneria del rischio industriale, passando per i sinistri complessi nei rami danni non auto, la gestione dei rischi ambientali nel waste management fino alle problematiche emergenti legate alla cyber security in sanità. Un elemento distintivo consiste nell’integrazione tra approccio accademico e applicazione pratica: docenze affidate a professionisti del settore, studio di casi reali ed esperienze sul campo permettono ai partecipanti non solo di acquisire nozioni teoriche aggiornate ma anche competenze operative.

Guardando al futuro, la formazione in ambito risk management si configura come un elemento di continuità e adattamento per le imprese italiane, indipendentemente dalle loro dimensioni. La pluralità di percorsi formativi e le diverse strategie di finanziamento riflettono esigenze specifiche e una crescente consapevolezza rispetto alla centralità della gestione del rischio nei processi aziendali. In questo scenario, la capacità delle organizzazioni di individuare strumenti adeguati per aggiornare competenze interne non solo risponde alle sfide immediate, ma contribuisce a costruire una cultura aziendale più predisposta all’analisi critica e all’innovazione responsabile. L’evoluzione dell’offerta didattica, parallelamente ai cambiamenti normativi ed economici, pone quindi le basi per una maggiore resilienza collettiva del tessuto imprenditoriale nazionale.

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