Agricoltura 4.0: il precision farming per salvaguardare l’ambiente e aumentare la produttività

Una impresa che ha iniziato con la guida assistita per eliminare le sovrapposizioni e che oggi gestisce tutte le attività colturali in un’ottica di precision farming. L’ultima generazione mette in atto una svolta innovativa, avviando l’azienda all’agricoltura di precisione e diversificando la coltivazione con le produzioni macrobiotiche

Pubblicato il 01 Apr 2019

risopreciso
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Secondo la recente indagine condotta della School of Management del Politecnico di Milano e dal Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia (per una sintesi dettagliata dei risultati emersi consultate questo sito), il 55% di 1.467 aziende agricole intervistate dichiara di utilizzare macchinari o tecnologie avanzate per la pianificazione delle colture, la semina, la coltivazione e il raccolto (e di queste, il 45% lo fa da oltre cinque anni). Solo il 30% degli imprenditori “innovativi” ha meno di 40 anni: l’età, quindi, non sembra influire in modo significativo sull’adozione di soluzioni 4.0, a differenza dell’estensione dei terreni e dei settori produttivi di riferimento. La riduzione dei costi di esercizio e l’aumento di qualità e produzioni sono i driver che portano la maggior parte delle aziende ad innovare, mentre la raccolta e gestione del dato per l’ottimizzazione dei processi di filiera è ancora poco considerata dagli agricoltori.

“Eppure i dati sono il vero petrolio. La loro raccolta, raffinazione e sfruttamento rappresenterà una enorme fonte di ricchezza per gli agricoltori e la filiera in generale”, ha spiegato Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood durante l’evento di presentazione dei risultati della Ricerca 2018.

Uno tra i primi ad aver introdotto i principi dell’agricoltura 4.0 è stato Nino Chiò, risicoltore novarese, titolare e conduttore dell’azienda Riso Preciso insieme alla moglie Paola e ai figli Giovanni, Alessandro e Giacomo.

L’esperienza legata all’implementazione del precision farming è stata raccontata nell’articolo pubblicato da Zerouno Agricoltura 4.0, il percorso verso la digitalizzazione di Riso Preciso.

Il progetto è stato sviluppato dall’Azienda agricola Paola Battioli di San Pietro Mosezzo (No), registrata alla Camera di commercio di Novara già nel 1850 come attiva nella coltivazione di prati e cereali e nell’allevamento di mucche da latte e specializzatasi poi nella risicoltura a partire dal 1970: 140 sono oggi gli ettari di risaia, più altri 30 coltivati a mais, grano e soia a rotazione, a seconda delle necessità.

L’esperienza di Riso Preciso

Nel corso del convegno Il digitale scende in campo, ma la partita è di filiera! presso l’Università degli Studi di Brescia, Nino Chiò ha descritto la storia di Riso Preciso: dalla guida automatizzata e georeferenziata applicata alle macchine agricole; per passare a monitor e sensori applicati alla mietitrebbia per la mappatura digitale delle aree più o meno fertili e programmare di conseguenza la concimazione; per concludere con analisi differenziate dei terreni individuando con precisione le cause di tali discontinuità.

L’analisi costante dei dati di produzione e della serie storica ha consentito all’azienda di calibrare e perfezionare gli input produttivi in base alle esigenze, aumentando alcuni fertilizzanti e riducendo altri elementi, come i concimi organici e il potassio. E se da un lato è aumentata la produttività dei terreni; dall’altra sono diminuiti i costi di produzione; si è ridotto l’impatto ambientale, grazie alla minore sovrapposizione degli erbicidi e dei fertilizzanti e all’uso più efficiente dei macchinari.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

guest
0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x