Nel 2025 il mercato italiano delle Smart City vale circa un miliardo di euro. Le principali aree di investimento sono la mobilità intelligente, l’illuminazione pubblica e il monitoraggio ambientale e del territorio, mentre crescono in particolare Smart Government, sicurezza e sorveglianza.
Negli ultimi anni il PNRR ha rappresentato un forte acceleratore dell’innovazione urbana. Tra il 2023 e il 2025 il 76% dei comuni italiani ha utilizzato fondi del Piano per progetti Smart City, percentuale che sale all’84% nei comuni con meno di 5.000 abitanti. Con la conclusione del PNRR, però, emerge il tema della sostenibilità: l’85% delle amministrazioni locali cercherà nuovi bandi regionali, nazionali o europei e un comune su cinque non dispone ancora di una strategia post-PNRR.
Le amministrazioni intendono comunque continuare a investire. Nel biennio 2026-2027 le priorità indicate sono soprattutto sicurezza, Comunità Energetiche Rinnovabili e servizi al cittadino. Parallelamente cresce l’interesse verso l’Intelligenza Artificiale: oggi è adottata soltanto dal 7% dei comuni, ma il 18% prevede di introdurla nel 2026 e un ulteriore 34% dal 2027 in avanti.
La vera criticità dell’innovazione urbana, tuttavia, non è più soltanto tecnologica. Il 67% dei comuni indica la mancanza di personale come principale ostacolo, il 52% segnala la scarsità di risorse economiche e il 51% un deficit di competenze tecniche. Diventa quindi sempre più importante riuscire a condividere risorse, infrastrutture e know-how tra amministrazioni diverse.
Da questa esigenza nasce il concetto di Smart Land: territori coesi e interconnessi che superano i confini della singola città e condividono standard, infrastrutture e servizi per massimizzare l’impatto degli investimenti. Circa la metà dei comuni individua nelle Regioni il soggetto più adatto a coordinare territori diversi, mentre il 48% intende collaborare maggiormente con altri enti locali. Ad oggi, però, solo il 13% dei comuni partecipa attivamente a una Smart Land.
Anche il coinvolgimento del settore privato diventa strategico. Il 72% dei comuni ritiene che project financing e Partnership Pubblico-Private possano contribuire alla realizzazione di nuovi progetti, mentre il 29% prevede di utilizzare concretamente questi strumenti. La sostenibilità futura delle iniziative dipenderà quindi sempre più dalla capacità di trovare un equilibrio tra risorse pubbliche, capitali privati e obiettivi di interesse collettivo.
L’Intelligenza Artificiale rappresenta un altro importante fronte di sviluppo. Tra il 2023 e il 2025 l’Osservatorio ha mappato 821 progetti di AI nel settore pubblico a livello globale, quasi la metà dei quali in ambito Smart City. Le applicazioni più diffuse riguardano mobilità intelligente, Smart Government, sicurezza, sistemi di supporto alle decisioni e analisi predittiva.
L’adozione dell’AI può migliorare l’efficienza amministrativa, l’allocazione delle risorse e la capacità di anticipare criticità, ma introduce anche nuovi rischi. Le amministrazioni segnalano soprattutto preoccupazioni legate a sicurezza, etica nell’uso dei dati e governance, mentre i cittadini temono l’esclusione digitale dai servizi pubblici e l’utilizzo improprio dei propri dati personali.
Resta inoltre centrale il tema della partecipazione civica. Solo il 7% dei cittadini italiani sente che i propri bisogni siano realmente al centro dei processi decisionali, nonostante il 52% dichiari di voler partecipare attivamente alle politiche urbane. La trasformazione digitale dei territori deve quindi essere accompagnata da modelli capaci di coinvolgere maggiormente cittadini e comunità nelle decisioni.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi passare da una somma di singoli progetti digitali a una vera regia dell’innovazione territoriale, capace di coordinare amministrazioni, imprese e cittadini, garantire continuità agli investimenti e portare l’innovazione anche oltre i confini delle grandi città.

