ANALISI

Banche e ESG, emerge il bisogno di linee guida armonizzate



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Armand Satchian, ESG Analyst di La Française: “Saranno essenziali per sostenere la transizione del settore bancario dall’impegno all’azione. Preoccupante che oggi siano in campo troppe iniziative non allineate su criteri chiave”

Pubblicato il 12 mar 2024



Satchian Armand

Il settore bancario si trova davanti alla sfida di concordare linee guida armonizzate e criteri precisi per allineare le proprie attività con obiettivi ambiziosi basati sulla scienza. A sostenerlo è Armand Satchian (nella foto), Esg analyst di La Française AM, che analizza come il settore bancario si sta muovendo e quali ostacoli si sta trovando ad affrontare nel proprio impegno per la sostenibilità. Poter contare su linee guida armonizzate, secondo l’esperto, sarà infatti essenziale “per sostenere la transizione del settore bancario dall’impegno all’azione”.

Le iniziative in campo

“Diverse iniziative forniscono linee guida per la definizione di obiettivi climatici specifici per le banche, come l’Institutional Investors Group on Climate Change (Iigcc) Net Zero Standard for Banks, le Nzba Guidelines for Climate Target Setting for Banks, la Sbti Financial Institutions Net Zero Standard Draft, la Act Finance draft, ecc – spiega Satchian – In qualità di società di gestione patrimoniale, riconosciamo che le iniziative svolgono ruoli distinti, ma la loro mancanza di allineamento su argomenti chiave, come i criteri che definiscono il concetto di obiettivi basati sulla scienza in linea con un percorso netto zero, è preoccupante”.

Un esempio di “disallineamento”

Come esempio di “disallineamento” Satchian cita lo status dei criteri relativi ai combustibili fossili, “che sono esplicitamente menzionati nella bozza di standard Sbti Net Zero – sottolinea – ma non nelle linee guida Nzba. Quest’ultima ha subito critiche da parte di stakeholder sia esterni che interni che sostenevano che il suo approccio al finanziamento dei combustibili fossili fosse troppo indulgente, e i membri hanno abbandonato l’iniziativa o hanno avvertito che se non ci fossero state regole più rigide sull’argomento se ne sarebbero andati”.

La mancanza di armonizzazione sui requisiti chiave – prosegue – potrebbe favorire iniziative più flessibili, quando l’emergenza climatica richiede proprio il contrario. Un’analisi più approfondita dei 60 principali finanziatori di combustibili fossili rivela che, a partire da gennaio 2024, circa il 70% è membro dell’Nzba, mentre meno del 20% si impegna a rispettare l’Sbti o ha stabilito obiettivi convalidati dall’Sbti”.

La necessità di collaborazione

Nella progettazione delle linee guida per l’azione per il clima, la collaborazione tra le diverse iniziative in atto e l’allineamento sistematico con gli obiettivi basati sulla scienza sono fondamentali – argomenta Satchian – Sarebbe estremamente preoccupante se iniziative indipendenti andassero contro la scienza per adattarsi alle aspettative delle industrie”.

La mancanza di supporto internazionale

Una delle possibili spiegazioni alla difficoltà del settore bancario a concordare linee guida armonizzate “potrebbe essere legato alla mancanza di supporto internazionale”, aggiunge Stachian. “Infatti, mentre il settore bancario è in gran parte responsabile del finanziamento della transizione verso un’economia a zero emissioni, gli sforzi delle parti interessate, come governi e autorità di regolamentazione, dovrebbero sostenere l’attuazione di tale transizione fornendo una guida chiara”.

Le criticità emerse dalla Cop28

Un buon esempio, secondo Satchian, è quello che è emerso alla Cop28: il consenso globale ufficiale che ha sostenuto un approccio che prevede l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, in contrapposizione all’eliminazione graduale, si è infatti tradotto nell’indicazione che “i Paesi sono liberi di seguire i propri percorsi verso l’azzeramento delle emissioni”. “Pertanto, allineandosi a iniziative più flessibili, le banche seguono il consenso della conferenza delle Nazioni Unite sul clima – sottolinea – e probabilmente progetteranno piani di transizione a zero emissioni con diverse lacune”.

“Per un approccio più rigoroso, sarebbe necessario un cambiamento di tono nelle future riunioni della Cop e un ulteriore sostegno da parte di tutti gli stakeholder – spiega l’esperto – Un audit indipendente del piano/degli obiettivi di transizione è altrettanto importante e dovrebbe essere sottolineato. Come già osservato sul mercato, l’assenza di requisiti rigorosi e di revisioni indipendenti può portare a una mancanza di responsabilità e di ambizione”.

Il 2024 anno cruciale

Il 2024 potrebbe essere un anno cruciale con l’emergere di linee guida più armonizzate per il settore bancario, sostiene Satchian, e “Per raggiungere questo traguardo, diverse iniziative che dovrebbero annunciare sviluppi chiave dovrebbero favorire l’azione collaborativa”.

“E’ probabile che l’Sbti pubblichi una versione definitiva dei suoi standard per gli obiettivi a breve termine e per gli obiettivi nulli, per cui gli IF e le banche impegnate nell’Sbti dovrebbero presentare i loro obiettivi pochi mesi dopo la pubblicazione di tali standard, la Nzba dovrebbe rivedere i propri criteri e rafforzare la responsabilità dei propri membri, si prevede l’avvio di nuove iniziative, come la metodologia Act Finance, sviluppata dall’Agenzia francese per l’ambiente (Ademe) e si prevede che le banche centrali e le autorità bancarie (in particolare in Europa) aumenteranno l’esame dei rischi di transizione associati alle banche e proporranno nuove linee guida su standard minimi e metodologie di riferimento per l’identificazione, la misurazione, la gestione e il monitoraggio dei rischi ambientali, sociali e di governance da parte delle istituzioni finanziarie, che potrebbero migliorare la definizione di obiettivi ambiziosi”.

Per gli investitori orientati alla sostenibilità – spiega ancora Satchian – lo sviluppo di strumenti credibili è fondamentale per valutare l’ambizione dei piani di transizione nel settore bancario, per identificare aree di miglioramento e per impegnarsi con le istituzioni finanziarie, incoraggiando l’attuazione delle migliori pratiche di mercato”.

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