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Decarbonizzazione: cresce il gap dell’Italia sui target 2030

I dati relativi della seconda edizione della Zero Carbon Policy Agenda dell’Energy & Strategy: un solo punto percentuale di calo delle emissioni di CO2 in Italia nel 2022 rispetto al 2019. Per raggiungere i target servono performance otto volte superiori a quelle attuali

Pubblicato il 20 Ott 2023

Decarbonizzazione: il gap delle emissioni di CO2 è cresciuto e per raggiungere il target 2030 l'Italia deve accelerare

Zero Carbon Policy Agenda: decarbonizzazione lontana dai target

Non ci sono, purtroppo, segni di miglioramento e se guardiamo al titolo del servizio pubblicato lo scorso anno: Zero Carbon Policy Agenda: Italia lontana dal target 2030 risulta difficile allontanarsi da quel messaggio. I dati della Zero Carbon Policy Agenda 2023 realizzata dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano segnalano purtroppo che il percorso di decarbonizzazione del nostro paese procede troppo lentamente e di questo passo restiamo ben lontani dai target che prevedono una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.

Alcuni dati del report sono particolarmente significativi: un calo di un solo punto percentuale per le emissioni di CO2 in Italia nel corso del 2022 (in rapporto al 2019) indicano una riduzione totale che arriva a fatica al 30% rispetto al 2005 e che, con l’inesorabile passare del tempo, porta il gap con gli obiettivi 2030 ad allargarsi e rende ancora più pressante e urgente agire con maggior determinazione.

Un gap in termini di roadmap sulla decarbonizazzione che si allarga rispetto agli obiettivi 2030

Secondo i calcoli di Energy & Strategy la situazione rispetto al 2022 è peggiorata in termini di gap sugli obiettivi. 125 milioni di tonnellate di CO2 equivalente rappresentano la differenza da colmare rispetto agli obiettivi previsti per i prossimi otto anni. Un passo indietro rispetto al 2022 che “costa” qualcosa come 15 milioni di tonnellate in più rispetto alle stime dello scorso anno. In concreto per riuscire a raggiungere i target di sostenibilità per il 2030 occorrerebbe raggiungere una diminuzione vicina al 4% all’anno che paragonata a quella attuale significa moltiplicare per 8 le performance dell’ultimo trentennio.

Se si osserva la tabella relativa alle performance di settore si nota che i comparti più distanti dai target 2030 sono da individuare nei trasporti, nell’edilizia residenziale e commerciale e nei servizi pubblici e nella produzione di energia a calore. Industria, processi industriali, agricoltura e gestione dei rifiuti sono più in linea con i target.

Buoni segnali per il mercato della decarbonizzazione, frena invece la mobilità elettrica

In un momento in cui servirebbe accelerare si deve registrare una frenata della mobilità elettrica nell’ambito di un ecosistema della decarbonizzazione generalmente con segno positivo. Al contrario, appunto, si segnala per le immatricolazioni di veicoli elettrici una diminuzione dell’8,9%.

In generale, grazie anche alle performance delle rinnovabili il mercato della decarbonizzazione conferma un segno positivo a doppia cifra al 12,6%. Nello specifico Energy & Strategy indica otto pillar che contribuiscono ai processi di decarbonizzazione e che attengono a

  1. energie rinnovabili,
  2. infrastrutture di rete,
  3. efficienza energetica,
  4. mobilità sostenibile,
  5. comunità energetiche,
  6. circular economy,
  7. cattura della CO2
  8. carbon in/offsetting

In valori assoluti si tratta di un mercato che passa da 30,5 miliardi di euro a 34,4 miliardi trascinato in particolare dalle installazioni da rinnovabili, che sono cresciute di 3 GW con una previsione (sulla base dei dati di Terna) di un ulteriore aumento di circa 2,5 GW di capacità installata nel primo semestre 2023.

La spinta dell’innovazione non basta

Un ruolo chiave per la decarbonizzazione è in capo all’innovazione tecnologica e non si può analizzare il percorso necessario al raggiungimento dei target 2030 senza una lettura delle prospettive legate alle tecnologie. Da questo punto di vista il report Energy & Strategy guarda al potenziale che arriva dalle innovazioni più promettenti in termini di possibilità di decarbonizzazione.

L’analisi ha fatto riferimento al database ENV-TECH dell’OCSE, pubblicato nel 2015 nel quale rientrano i brevetti ambientali e che rappresenta uno strumento di valutazione delle tecnologie destinate ai temi ambientali. Questa analisi mostra come l’Italia si collochi al terzo posto a livello europeo in termini di quantità di brevetti depositati.

In Area UE a guidare è la Germania con 310.00 brevetti, segue la Francia con 75.000, l’Italia con 38.000 e la Spagna con 34.000. Nel perimetro dei brevetti ambientali il report sottolinea una crescita delle tecnologie dedicate alla decarbonizzazione anche se in termini percentuali sono ancora minoritari considerando che nell’orizzonte temporale 2015 – 2019 sono arrivate a rappresentare una quota variabile tra il 10 e il 20% dei brevetti.

L’analisi poi sottolinea alcune criticità dell’Italia sui temi specifici dell’innovazione per la decarbonizzazione. A dispetto di un numero di brevetti superiore a quello spagnolo, la quota delle innovazioni espressamente dedicate ai temi ambientali è sensibilmente inferiore per circa il 35%. Si rileva un minor impegno verso le soluzioni per la decarbonizzazione, in particolare per quanto riguarda i temi legati all’infrastruttura energetica e alle innovazioni relative all’idrogeno. Su questo specifico tema, particolarmente importante per le politiche di decarbonizzazione tra Germania, Francia, Italia e Spagna nell’arco di cinque anni tra il 2015 e il 2019 sono stati prodotti 6.000 brevetti. Germania indiscutibilmente focalizzata su questa innovazione con l’85% dei brevetti mentre in termini di settore di destinazione i trasporti sono senza ombra di dubbio il comparto su quale maggiormente si concentra l’attenzione degli innovatori con il 75% dei brevetti.

PNRR e investimenti: anche qui occorre accelerare

A dispetto delle incertezze sul piano delle immatricolazioni delle vetture elettriche la mobilità sostenibile risulta essere il pillar sul quale si sono maggiormente concentrati gli investimenti del PNRR. Molto bene il pillar della circular economy, con il miglior livello di avanzamento medio tra riforme e investimenti. In generale poi si registra un ritardo nell’erogazione dei fondi e uno scetticismo diffuso in merito  all’efficacia delle misure del Piano di Ripresa e Resilienza in termini di impatto reale sulla decarbonizzazione. Al comparto della mobilità, in termini di investimenti legati al PNRR seguono i pillar dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Da segnalare, probabilmente anche per ragioni legate all’evoluzione dei rispettivi mercati, l’assenza di investimenti indirizzati a Carbon Capture e Carbon offsetting/insetting.

Una roadmap integrata per la Zero Carbon Policy Agenda

Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy sul tema della decarbonizzazione
Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy

Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy e responsabile dell’Osservatorio in una nota di presentazione del report sottolinea la necessità di ripartire con il piede giusto con un deciso cambio di marcia normativo, in grado di accelerare lo sviluppo di tutti i pillar della decarbonizzazione. In questa direzione si colloca la proposta di una roadmap integrata per la decarbonizzazione, con un orizzonte di lungo periodo, con obiettivi intermedi chiari, ben gestite con regole certe per la misurazione di tutte le emissioni, e con l’impegno all’attuazione delle riforme che ancora mancano per le semplificazioni burocratiche e per mettere a disposizione strumenti a supporto adeguati.

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