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Soly e l’avanzata delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia



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La clean energy tech company di origine olandese inaugura la più grande Comunità Energetica italiana con l’obiettivo di rendere il Sole la prima fonte di energia entro il 2030. Matteo Artero, Country Manager Italia: “La CER è una scelta che non solo tutela il Pianeta, ma alimenta l’economia locale e rafforza il senso di appartenenza”

Pubblicato il 10 lug 2024



Matteo Artero, Country Manager Italia di Soly
Matteo Artero, Country Manager Italia di Soly

Un ecosistema locale in cui istituzioni, cooperative, aziende di piccole e medie dimensioni e singoli cittadini collaborano per generare e consumare energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili come il sole definisce una Comunità Energetica Rinnovabile (CER). In tale contesto, l’energia prodotta viene distribuita tra i membri della comunità attraverso una rete in maniera virtuale, evitando la necessità di un collegamento fisico diretto.

Determinanti nella lotta al cambiamento climatico, le CER portano benefici anche dal punto di vista comunitario, contribuendo a creare una società coesa ed educata alla sostenibilità. Il 19 maggio scorso ha segnato per l’Italia l’overshoot day, ovvero il giorno in cui sono state esaurite tutte le risorse rinnovabili che il nostro Pianeta può rigenerare in un anno. Dal 20 maggio in poi, quindi, il nostro Paese ha iniziato a utilizzare risorse destinate al futuro.

Soly darà vita al più grande network di Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia

In questo scenario si inserisce Soly, clean energy tech company nata nei Paesi Bassi e attiva anche sul territorio italiano a partire dal 2024. Ideata dai fratelli Van der Meulen con l’intento di sviluppare una iniziativa imprenditoriale nel campo delle energie rinnovabili completamente digitalizzata, Soly intende creare il più esteso network di Comunità Energetiche in Italia con l’obiettivo di rendere il Sole la principale fonte energetica entro il 2030 e ridurre le emissioni di CO2 di oltre 3.000 tonnellate l’anno.

In un sistema tradizionale, i produttori si servono dell’energia generata dai propri pannelli solari, cedendo eventuali eccessi alla rete elettrica nazionale. I consumatori, invece, dipendono dalla rete per rispondere al loro fabbisogno energetico – spiega Matteo Artero, Country Manager Italia di Soly La logica della Comunità Energetica inverte questa tendenza: per il produttore, l’eventuale surplus è venduto e condiviso all’interno della CER, così da ottimizzare il consumo; dall’altro lato, il consumatore beneficia di una connessione più intima, potendo attingere all’energia dei produttori vicini con un impatto positivo sull’efficienza energetica, ma soprattutto sul senso di comunità e di orientamento verso un obiettivo comune: la sostenibilità”.

I vantaggi economici delle Comunità Energetiche Rinnovabili

In questo modo, come spiega Soly in una nota stampa, le Comunità Energetiche Rinnovabili apportano benefici non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale e comunitario. Mediante specifici meccanismi di incentivo, legati all’energia prodotta e utilizzata, una CER permette di generare un reddito energetico: il surplus di energia viene ridistribuito all’interno della comunità, determinando così una contrazione dei costi delle bollette.

I vantaggi economici di una Comunità Energetica dipendono molto dalla zona di residenza – aggiunge ArteroSe volessimo fare un esempio esplicativo, per un comune con oltre 5.000 abitanti, far parte della CER darebbe diritto a una tariffa incentivante, stimata a circa 0,14€/kWh per 20 anni, in funzione della dimensione dell’impianto e del valore di mercato dell’energia. Chi aderisce a una CER, in un comune con meno di 5.000 abitanti, accede ad un ulteriore diritto a un contributo in conto capitale, pari al 40% del costo dell’investimento, entro 120 giorni dall’attivazione della richiesta”.

CER, come impattano su ambiente e società

Soffermandosi sugli impatti che si ripercuotono sulla dimensione ambientale, le Comunità Energetiche Rinnovabili favoriscono l’adozione delle fonti rinnovabili diminuendo la dipendenza da quelle fossili. In questo modo, si riducono le emissioni di gas serra (CO2) con benefici che si ripercuotono sugli ecosistemi e sul clima. Inoltre, la produzione e il consumo di energia locale arginano il problema delle perdite di rete.

Da non sottovalutare sono anche gli aspetti sociali: le CER infatti incoraggiano aggregazione sociale ed educazione alla sostenibilità, riuscendo a coinvolgere fasce diverse della popolazione. Le Comunità Energetiche sono uno strumento chiave in termini di incentivo allo sviluppo di modelli di inclusione e di collaborazione, capaci di avere un effetto positivo anche sul territorio e sulle persone.

Tutelano il Pianeta, alimentano l’economia locale e rafforzano il senso di appartenenza

Le Comunità Energetiche riducono le emissioni di CO2, contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico e rendono l’energia rinnovabile più accessibile, democratizzandone l’uso. Chiunque, sia esso un piccolo produttore dotato di pannelli solari o un’azienda produttrice di un surplus energetico, può prendere parte alla CER e contribuire alla creazione di un sistema energetico pulito e sostenibile. La Comunità Energetica è una scelta che non solo tutela il Pianeta, ma alimenta l’economia locale e rafforza il senso di appartenenza: ecco perché per noi è prioritario investire in un progetto simile, che non solo è utile ma è anche generatore di grande valore” conclude Artero.

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