Eventi meteo estremi: quale aiuto può venire dal digitale?
L’innovazione digitale e in particolare il software può diventare un alleato decisivo nella gestione delle emergenze climatiche e degli eventi meteo estremi proprio perché aiuta a trasformare i dati in capacità di previsione, coordinamento e risposta rapida. Piattaforme di monitoraggio, modelli previsionali, sistemi GIS, digital twin e algoritmi di analisi permettono di leggere in tempo reale l’evoluzione di eventi estremi come alluvioni, ondate di calore, temporali violenti o frane.
Prima di tutto la prevenzione e la gestione dell’emergenza
Il primo contributo è la prevenzione: il software consente di integrare dati meteo, territoriali e infrastrutturali per individuare aree a rischio e simulare scenari critici.
Il secondo è la gestione dell’emergenza: dashboard, alert automatici e strumenti di comando aiutano protezione civile, enti locali e utility a coordinare interventi, risorse e comunicazioni.
Creare una forma di resilienza agli shock climatici
Il terzo è la resilienza: analizzando gli eventi passati, il software aiuta a capire dove rafforzare infrastrutture, reti idriche, sistemi energetici e piani urbani.
In questo senso, il valore del software non sta solo nel raccogliere informazioni, ma nel rendere più veloce e intelligente la risposta pubblica e privata agli shock climatici.
In un contesto in cui gli eventi meteo estremi diventano purtroppo sempre più frequenti e più intensi, il digitale non elimina il rischio, ma può ridurne gli impatti economici, ambientali e sociali.
Un esempio concreto di piattaforma software evoluta per la gestione delle emergenze naturali
ENEA ha presentato la nuova versione del software CIPCast 5.0, pensata per la gestione di emergenze naturali e climatiche quali alluvioni, terremoti, eventi meteorologici estremi e ondate di calore. Il sistema è rivolto a decisori politici, protezione civile e gestori di infrastrutture critiche, con l’obiettivo di supportare la valutazione degli effetti causati da eventi che stanno diventando sempre più intensi e frequenti. La piattaforma è stata sviluppata nell’ambito del progetto europeo MULTICLIMACT, che coinvolge 25 partner tra cui, per l’Italia, ENEA e Rina Consulting S.p.A., coordinatore del progetto.

Le principali funzionalità: dalla valutazione dei rischi agli indicatori di resilienza
CIPCast 5.0 si distingue dai tradizionali sistemi di allerta che si limitano a descrivere scenari probabilistici di pericolosità per la gestione del rischio. La piattaforma permette infatti di stimare i potenziali impatti sul territorio, identificando le aree maggiormente esposte, i servizi essenziali potenzialmente coinvolti – come trasporti, reti elettriche ed edifici strategici – nonché le priorità d’intervento. Inoltre, il sistema valuta la capacità di mantenere operativi i servizi durante e dopo l’emergenza, fornendo indicatori oggettivi di resilienza sulla base dei dati disponibili.
Antonio Di Pietro del Laboratorio ENEA Analisi e modelli per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali – Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili ha tenuto a sottolineare che “CIPCast esamina l’interconnessione fra le infrastrutture in città, analizzando ad esempio gli effetti che provoca la mancanza di energia elettrica. Il nuovo software aiuta a interpretare le informazioni disponibili in termini operativi per valutare possibili contromisure, dato che da sole le informazioni sul pericolo naturale non sono sufficienti per prendere decisioni efficaci”.
Tecnologie integrate: dati territoriali, sensori e droni per il monitoraggio
I dati processati da CIPCast 5.0 provengono da diverse fonti: informazioni territoriali su vulnerabilità degli edifici, dati geografici open source e flussi provenienti dal monitoraggio in tempo reale del territorio tramite droni e sensori. Questa integrazione consente analisi dinamiche dello stato delle infrastrutture critiche e delle potenziali ripercussioni sugli asset strategici durante eventi avversi.
Attualmente la piattaforma è già operativa per quanto riguarda l’analisi del rischio in chiave di risk management; entro la fine dell’anno saranno disponibili anche i moduli dedicati alla valutazione della resilienza e all’integrazione dei dati raccolti tramite droni.
La sperimentazione nei siti pilota e l’impatto sul territorio
CIPCast 5.0 è in fase di sperimentazione nella città di Camerino (Marche), uno dei quattro siti pilota previsti dal progetto MULTICLIMACT insieme a Barcellona (Spagna), L’Aia (Paesi Bassi) e Riga (Lettonia). La scelta di Camerino è legata anche alla disponibilità di dati provenienti dalla sequenza sismica del 2016 nell’Italia centrale: “Per ottenere stime più realistiche sui possibili danni in caso di nuovi eventi sismici – sottolinea Di Pietro – i dati strumentali ottenuti sono stati integrati nel sistema con le caratteristiche di vulnerabilità degli edifici del centro storico. I test sugli edifici oggetto di ricostruzione dopo il terremoto permettono inoltre una verifica della piattaforma in uno scenario reale e trasferibile anche ad altri contesti urbani”.
Al termine della sperimentazione, il software sarà messo a disposizione del Comune di Camerino per rafforzare la capacità territoriale di risposta alle emergenze e migliorare la protezione della popolazione.
Perché l’ESG ha bisogno di soluzioni digitale per gestire il rischio di eventi meteo estremi
Disporre di software per la gestione degli eventi meteo estremi è sempre più importante anche in chiave ESG, perché consente alle imprese di trasformare il rischio climatico in un tema misurabile, governabile e rendicontabile. Gli standard europei ESRS chiedono infatti di considerare i rischi fisici legati al clima e la resilienza del modello di business rispetto agli eventi estremi, mentre la CSRD impone alle aziende di rendere conto sia dei rischi subiti sia degli impatti generati.
In questo contesto, il software aiuta come già sottolineato nella previsione e nel monitoraggio, grazie all’integrazione di dati meteo, territoriali e operativi. Ma l’aspetto più importante riguarda il risk management, perché permette di capire quali siti, asset, fornitori o infrastrutture siano più esposti a ondate di calore, alluvioni, siccità o tempeste. Terzo. In terza istanza la disclosure ESG rende più solida la raccolta delle evidenze utili a dimostrare come l’azienda valuta e gestisce i rischi climatici.











