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Sostenibilità, Deloitte lancia la community “Fashion & Finance”



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Il progetto si pone l’obiettivo di incentivare il dialogo e supportare la diffusione di buone pratiche su ESG e transizione green per uno dei comparti, quello della moda, centrale per il made in Italy e l’economia nazionale. L’AD Valeria Brambilla: “Puntiamo alla sinergia tra gli attori di tutta la filiera”

Pubblicato il 13 giu 2024



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Incentivare il dialogo tra gli operatori e gli esperti del settore fashion, per supportare la diffusione di buone pratiche in ambito ESG e favorire la transizione green di uno dei comparti più importanti per il made in Italy oltre che per l’economia nazionale. E’ questo l’obiettivo di “Fashion & Finance”, la community nazionale e internazionale lanciata da Deloitte il 10 giugno con un workshop a cui hanno partecipato alcuni tra i principali protagonisti del settore, tra i quali, per le aziende, Marco Formento, global digital innovation director di Dolce & GabbanaPaola Orlini, chief strategy officer di Missoni, e Davide Triacca, sustainability director di Salvatore Ferragamo.

Le sfide principali per il fashion

“Crescente complessità dell’assetto regolatorio, monitoraggio e gestione di rischi e opportunità, Value Chain sostenibile, circolarità: queste sono solo alcune delle sfide per il settore Fashion che derivano dalle recenti normative Ue e dall’evoluzione delle tendenze di mercato – spiega Valeria Brambilla, Ad di Deloitte & Touche – Si tratta di grandi novità a cui si deve rispondere acquisendo consapevolezza e attivando un impegno condiviso: per questo abbiamo lanciato la nuova community internazionale “Fashion & Finance”. Solo con più collaborazione e sinergia tra gli attori di tutta la filiera il mondo del Fashion può emergere come un agente di cambiamento positivo per l’ambiente e per la società”.

La Corporate sustainability reporting directive

Nella strada che porta il comparto del fashion verso una mitigazione degli impatti ambientali, sociali e di governance la sfida principale è quella di trasformare i propri modelli di business e produttivi all’insegna della circolarità, della responsabilità verso la catena del valore e della resilienza ai mutamenti esterni, anche di carattere normativo.

“L’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e di altre Direttive europee volte adaccrescere la trasparenza informativa delle imprese rappresentano una svolta fondamentale nell’ambito della gestione delle tematiche Esg in Europa – prosegue Brambilla – L’attuale eterogeneità negli approcci comunicativi dei singoli operatori di mercato ha reso infatti più complessa, da parte dei consumatori e degli investitori, la possibilità di comparare efficacemente le informazioni relative alla sostenibilità dell’azienda e dei suoi prodotti, nonché del loro posizionamento e livello di maturità. Il legislatore europeo mira, quindi, all’implementazione di un quadro normativo standardizzato, che armonizzi le pratiche di raccolta e comunicazione delle informazioni Esg in tutta l’Unione Europea”.

La “Corporate Sustainability Due Diligence Directive”

Un ulteriore passo in avanti verso una gestione trasparente degli aspetti ambientali e dei diritti umani lungo l’intero ciclo produttivo, che si affianca alla Csrd, è la “Corporate Sustainability Due Diligence Directive” (Csddd), che richiede di condurre valutazioni approfondite sugli attori della filiera, favorendo la consapevolezza dell’impronta ecologica delle attività aziendali e garantendo, al contempo, il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori.

La Strategia Ue per i tessuti sostenibili e circolari

E’ focalizzato sul settore tessile il lavoro della Commissione Ue che si pone come obiettivo il 2030 e punta alla transizione a un futuro in cui tutti i tessuti presenti sul mercato dell’Ue siano durevoli, riparabili e riciclabili, privi di sostanze dannose e prodotti nel rispetto di standard sociali e ambientali. Per riuscirci la Commissione ha messo a punto la “Strategia Ue per i tessuti sostenibili e circolari”, che promuove un’industria competitiva, resiliente e innovativa che adotti pratiche eco-compatibili e principi etici rigorosi.

Ecodesign per prodotti sostenibili

A favorire il prolungamento del ciclo di vita dei capi, il riutilizzo e la riparabilità punta il Regolamento Ue sull’ecodesign per prodotti sostenibili, riformulato in una nuova proposta, e si pone l’obiettivo di introdurre specifici criteri nei processi di design, mirati a migliorarne significativamente la circolarità e l’efficienza energetica.

“Da questa nuova normativa nasce la necessità di sviluppare e diffondere l’utilizzo di tecnologie per il recupero e la rigenerazione dei tessuti, migliorando la circolarità dell’intero settore – argomenta Brambilla – In aggiunta, è prevista a livello europeo l’introduzione del nuovo passaporto digitale dei prodotti, per consentire ai consumatori l’accesso a informazioni affidabili sull’origine e il ciclo di vita di ciò che si acquista. Il passaporto digitale garantirà che ogni fase della produzione e distribuzione sia tracciabile e verificabile, impedendo che fuorvianti dichiarazioni di sostenibilità possano erodere la fiducia degli stakeholder e dei consumatori finali”.

La fine del ciclo e i controlli sui rifiuti

A incentivare e sollecitare gli attori le imprese a migliorare la gestione e destinazione dei propri scarti post-industriali e capi invenduti mira la “Waste Framework Directive”, a cui si aggiunge la recente “Green Claims Directive”, che introduce nuove regole per contrastare il greenwashing, imponendo nuovi criteri per garantire la trasparenza e la comparabilità nei claims ambientali e di sostenibilità

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