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Riciclo del vetro in Italia tra errori comuni e scarse competenze



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Il 9,1% degli italiani ammette di non saper riciclare il vetro sempre correttamente. La percentuale raddoppia tra i giovani ed è più alta al Sud della penisola. I dati di uno studio commissionato da CoReVe e condotto da AstraRicerche

Pubblicato il 26 mar 2024



riciclo vetro

Nonostante l’Italia abbia superato con un decennio di anticipo il target relativo al tasso di riciclo stabilito dall’Europa per il 2030, il 9,1% degli italiani riconosce di non essere particolarmente abile nel riciclo del vetro. Il numero di coloro che si ritengono insufficientemente preparati sale al 18% tra i giovani.

Gli errori più frequenti commessi dagli italiani nel riciclare il vetro includono l’inserimento nella raccolta di bicchieri (71%), vetri delle finestre (42,9%) e cristallo (22,9%). Due italiani su dieci conferiscono insieme al vetro anche lenti per occhiali e lampadine (14%), mentre oggetti in porcellana come tazze e piatti da forno in borosilicato finiscono nella raccolta del vetro nell’8% dei casi.

A livello regionale, sono gli abitanti delle regioni meridionali a dare a se stessi il punteggio più basso, valutando la propria capacità di riciclare il vetro come insufficiente nel 12% dei casi. La Campania si distingue con una percentuale del 13%.

Sono le principali conclusioni a cui è giunto lo studio commissionato da CoReVe, il Consorzio nazionale, senza scopo di lucro, responsabile del raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro prodotti sul territorio italiano, e condotto da AstraRicerche su un campione di circa 1500 persone.

La mappa geografica e generazionale degli errori più comuni nel riciclo del vetro

Gli errori più comuni che compromettono seriamente la qualità della raccolta hanno una loro distribuzione geografica e generazionale. Nelle regioni nord-orientali, i bicchieri finiscono più spesso nella raccolta del vetro (70%), mentre le lampadine e gli oggetti di cristallo sono più frequentemente depositati nelle campane nelle regioni meridionali. Il vetro borosilicato e la porcellana ingannano più spesso gli abitanti delle regioni nord-occidentali.

A livello generazionale, i giovani commettono errori più frequentemente nel conferire cristallo e lenti per occhiali (citati nel 32% dei casi) e oggetti di ceramica (14%) mentre il borosilicato che trae in inganno l’11 % dei 55-70enni, nella raccolta dei giovani è presente solo nel 6% dei casi.

Riciclo del vetro: bisogna investire in conoscenza e consapevolezza

Quasi due italiani su dieci, consapevoli di sbagliare, gettano comunque nel vetro il tubo della tv e il 16% i tubi al neon, il 5% continua a conferire gli oggetti di cristallo, quasi il 9% le lampadine, quasi il 14% gli oggetti in ceramica, l’8,4% il borosilicato, il 6,2% le lenti per gli occhiali, il 3,7% i vetri delle finestre.

Queste statistiche sono particolarmente rilevanti perché evidenziano sia una mancanza di informazione che un disinteresse verso un comportamento estremamente dannoso per l’ambiente e non solo.

Una raccolta del vetro di bassa qualità (cioè che non contiene solo bottiglie e barattoli) riduce infatti i guadagni per i comuni, aumenta i rifiuti del trattamento e produce una materia prima seconda di qualità inferiore che sarà utilizzata nelle vetrerie per produrre nuovo vetro di qualità inferiore, aumentando così i costi dell’economia circolare del vetro e la sua efficienza.

Solo aumentando la qualità della raccolta si può ridurre il peso dei rifiuti sull’ambiente

“Solo 4 italiani su 10 non buttano il cristallo o le pirofile in borosilicato nel vetro perché sono certi sia sbagliato. Si tratta di un dato emblematico di quanto lavoro si debba ancora fare per aumentare conoscenza e consapevolezza in fatto di riciclo del vetro che è uno dei materiali più nobili di cui disponiamo, riciclabile all’infinito” afferma Gianni Scotti, Presidente di Coreve.

“Solo aumentando la qualità della raccolta possiamo contribuire a ridurre il peso dei rifiuti sull’ambiente, migliorare l’efficienza dell’economia circolare del vetro e aumentare i ricavi dei nostri Comuni” continua Scotti che tiene a precisare “Le frazioni estranee, come i cosiddetti falsi amici o come il sacchetto che spesso finiscono nella raccolta del vetro, quando vengono eliminati dai macchinari nel processo di trattamento implicano una perdita di vetro per vicinanza o per trascinamento. Tale vetro che sarebbe potuto diventare materia prima seconda finirà negli scarti e quindi nelle discariche interrompendo per sempre il ciclo virtuoso del vetro, con un forte impatto negativo sia sull’ambiente che sull’economia”.

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