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Burocrazia, il “bastone tra le ruote” che rallenta la corsa delle rinnovabili



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Dopo quattro anni di crescita, il settore delle fonti rinnovabili in Italia registra un rallentamento nel 2025 a causa di iter autorizzativi complessi e instabilità normativa. L’Osservatorio FER di ANIE Rinnovabili conferma il contributo delle diverse tecnologie al mix energetico nazionale ma mostra andamenti divergenti. Il repowering degli impianti esistenti si consolida come strategia chiave, ma permane un ampio gap da colmare per raggiungere gli obiettivi PNIEC al 2030

Pubblicato il 20 mar 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



ANIE RINNOVABILI 2026 La burocrazia frena la corsa delle rinnovabili

In sintesi

  • Rallentamento nel 2025 della crescita delle rinnovabili causato da burocrazia, iter autorizzativi complessi e instabilità normativa.
  • Osservatorio FER (ANIE Rinnovabili): nuova capacità 2025 a 6,2 GW; fotovoltaico +25,1%, ma calo di idroelettrico ed eolico.
  • Per rispettare il PNIEC al 2030 (da 83,5 GW a 131 GW) servono semplificazione, stabilità normativa e investimenti.
    Occorre inoltre puntare su repowering e sfruttare il Net Zero Industry Act per attrarre industria e accumuli.
Riassunto generato con AI

Perchè dopo anni di crescita rallenta la corsa delle rinnovabili in Italia?

Quando più c’è bisogno di sicurezza energetica e quando è più importante far crescere la quota di energia prodotta nel nostro paese sfruttando le fonti energetiche rinnovabili (FER) arriva, non del tutto inaspettato, un segno preoccupante di rallentamento.

Purtroppo (dal nostro punto di osservazione) l’andamento delle energie rinnovabili nel nostro paese mostra segnali di affanno e dopo un periodo caratterizzato da una crescita brillante e sostenuta. E il bilancio del 2025 si mostra al contrario opaco.

Una burocrazia complessa, tra procedure autorizzative e revisioni normative

La transizione energetica, per quanto sia sostenuta da obiettivi ambiziosi a livello nazionale ed europeo, è costretta a confrontarsi con ostacoli che mettono alla prova la capacità del settore di mantenere il ritmo necessario alla decarbonizzazione energetica. Sul banco degli imputati questa volta sale la tecnologia, che sta dimostrando di essere più che pronta, quanto la burocrazia che tra procedure autorizzative complesse e un quadro normativo soggetto a frequenti revisioni, sta “mettendo i bastoni tra le ruote” alla realizzazione di nuovi impianti e al potenziamento di quelli esistenti.

Un contributo al mix energetico che non rispetta la tabella di marcia

Ecco che lo scenario per la costruzione di un mix energetico nazionale basato su un contributo crescente delle diverse tecnologie rinnovabili o l’auspicata accelerazione alle strategie per valorizzare gli asset già operativi, non corre alla velocità auspicata, anzi deve pure incassare un rallentamento .

Guardando poi alle prospettive dei prossimi anni, appaiono sempre più urgenti interventi e strumenti normativi che sappiano portare quella stabilità e quella governance che chiedono sia gli investitori sia gli operatori del settore.

L’analisi dell’Osservatorio FER di ANIE Rinnovabili

L’occasione per fare il punto della situazione è offerto dalla nuova edizione dell’Osservatorio FER, uno strumento di monitoraggio e di analisi dei dati sulle fonti rinnovabili (FER) nel sistema elettrico italiano promosso da ANIE Rinnovabili, l’associazione che rappresenta la filiera delle fonti rinnovabili elettriche in Italia e che rientra all’interno della Federazione ANIE Confindustria. (Leggi anche il servizio sulla richiesta di interventi strutturali da parte di ANIE Rinnovabili in occasione del Decreto Bollette n.d.r.).

In particolare l’Osservatorio FER è una fonte diretta e autorevole relativamente alla nuova potenza installata, alle tipologie di tecnologie (impianti fotovoltaici, energia eolica, idroelettrico, bioenergie) e in generale alla produzione elettrica da FER nel Paese.

Rinnovabili in Italia: il 2025 segna una battuta d’arresto

I dati che consegna l’Osservatorio FER mostrano un 2025 in flessione. Dopo quattro anni di crescita costante, la nuova capacità installata nel corso dello scorso anno è arrivata a soli 6,2 GW, vale a dire ben 8,2 punti percentuali in meno rispetto al 2024. Per le politiche energetiche del nostro paese si tratta di un dato che suona come un campanello d’allarme, a maggior ragione se si pensa che la filiera delle rinnovabili ha dimostrato da tempo una notevole dinamicità e ha espresso una straordinaria capacità di sviluppo nello specifico fotovoltaico.

Il solare perde slancio

La perdita di slancio del solare non è però la sola ragione di una percentuale deludente. Nel dato complessivo rientra anche un contributo più fiacco degli anni passati delle altre tecnologie in varia misura. Eolico, idroelettrico e bioenergie non sono riuscite a compensare la frenata e hanno sofferto (ma non c’era motivo di pensare diversamente) della stessa difficoltà nel superare le insidie della burocrazia.

Volendo a questo punto ridisegnare il quadro di riferimento del settore delle rinnovabili a consuntivo sul 2025 si deve considerare un settore che è comunque forte di una base di strutture in esercizio significativa che arriva a 83,5 GW distribuiti su oltre due milioni di impianti, ma che nella sua maturità non può più trascurare di sistemare i limiti strutturali associati alla complessità regolatoria con la quale convivere in modo più efficace.

Le cause della frenata: iter lunghi e instabilità normativa

Le ragioni alla base della decelerazione nell’espansione delle rinnovabili sono da attribuire, come già sottolineato, alla complessità degli iter autorizzativi e alla crescente instabilità normativa. Il quadro regolatorio italiano ha subito negli ultimi anni numerosi interventi frammentari: dalla gestione dei bonus fiscali ai ripetuti aggiornamenti dei meccanismi di incentivazione, dall’introduzione di nuovi regimi fiscali alla ridefinizione delle procedure per la connessione alla rete che non hanno certamente facilitato le scelte degli operatori e hanno reso più prudenti gli investitori.

La difficile convivenza con una sorta di stratificazione normativa

Il settore è ormai caratterizzato da una sorta di stratificazione normativa che ha allunga in generale i tempi tra la progettazione degli impianti e la loro effettiva entrata in esercizio. Il risultato finale si concretizza in un mercato che si muove con più prudenza, è più lento e fatica a rispondere come dovrebbe agli obiettivi fissati dal PNIEC per il 2030. In generale poi il contesto energetico del paese risulta più esposto e in molti casi anche più vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi dell’energia che sono una delle conseguenze dirette delle tante crisi geopolitiche.

Contributo delle diverse tecnologie al mix energetico nazionale

Guardando al ruolo delle tecnologie nel dettaglio l’Osservatorio FER ci dice che nel corso del 2025 le rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica nazionale, producendo complessivamente circa 128 TWh su un consumo totale prossimo ai 311 TWh.

L’analisi puntuale delle singole tecnologie mostra andamenti divergenti. Il fotovoltaico continua “a fare molto bene” e mette a segno una crescita del 25,1% rispetto al 2024. Questo comparto ha goduto dell’effetto di trascinamento delle installazioni utility scale che si sono mosse sulla base dei processi autorizzativi avviati negli anni precedenti. I settori idroelettrico ed eolico al contrario hanno registrato un andamento opposto con un calo del 21,2% per la produzione di energia idroelettrica e un calo del 3,3% nella produzione di energia eolica. In particolare sul calo dell’idroelettrico, hanno pesato le condizioni climatiche sfavorevoli, e questa riduzione si è fatta sentire in modo rilevante sulla quota totale di energia verde nel mix italiano. Le bioenergie hanno mantenuto livelli stabili e il geotermoelettrico ha subito solo una lieve flessione.

L’analisi dell’Osservatorio FER mette in evidenza l’importanza strategica di attuare una strategia di diversificazione nelle fonti rinnovabili per mitigare gli effetti e i rischi legati alla naturale variabilità delle risorse naturali.

Repowering e gestione degli impianti esistenti: anche qui la burocrazia non aiuta

Parallelamente all’espansione della nuova capacità installata, nel 2025 si è rafforzato il ruolo centrale delle attività di repowering e ammodernamento del parco impianti esistente. Gli interventi effettuati hanno quasi raggiunto la una capacità produttiva di 0,948 GW con interventi mirati a potenziare o efficientare asset già in funzione.

La scelta di questo approccio nasce dalla consapevolezza che la transizione energetica italiana ha la necessità di sfruttare il potenziale esistente, di valorizzarlo grazie a interventi di manutenzione evolutiva che consentono di prolungare la vita utile degli impianti e di ottimizzare la resa energetica senza dover ricorrere esclusivamente a nuove installazioni.

Dai dati relativi a questi interventi negli ultimi quattro anni si può comprendere come questa strategia sia stata particolarmente adottata nel fotovoltaico, dove ha contribuito a creare le condizioni per una maggiore resilienza del sistema elettrico nazionale.

Prospettive al 2030 e le sfide per la crescita delle FER

L’Osservatorio FER è anche l’occasione per cercare di capire le prospettive future in relazione alle potenzialità di sviluppo delle rinnovabili e agli obiettivi prefissati. In questo senso si evidenza un gap tra la capacità attuale (83,5 GW) e l’obiettivo PNIEC al 2030 (131 GW). Una forbice che con questi tassi di crescita fatica chiudersi e per non fallire gli obiettivi sarà necessario incrementare del 57% l’installato nei prossimi cinque anni.

Per poter agire in questa direzione sarà necessaria una semplificazione dei procedimenti amministrativi, una maggiore chiarezza e stabilità negli strumenti normativi e una serie di condizioni in grado di attrarre investimenti industriali sul territorio nazionale ed europeo.

L’andamento del mercato insegna che senza una pianificazione strutturale orientata al medio-lungo termine i risultati rischiano di essere altalenanti e di essere fortemente influenzati da fattori esogeni al mercato stesso. Nello stesso tempo i segnali provenienti dal mercato elettrico – con prezzi nuovamente in aumento – mettono in evidenza i possibi benefici che derivano da una accelerazione nell’elettrificazione dei consumi e dalla riduzione della dipendenza dalle fonti fossili.

La resilienza del settore passerà anche dalla capacità di cogliere le opportunità offerte dai framework europei come il Net Zero Industry Act, Clean Industrial Deal e Industrial Accelerator Act (IAA), nel momento in cui sono interpretati come strumenti per sostenere la produzione tecnologica “made in Europe” e facilitare l’integrazione di sistemi di accumulo avanzati nel mix energetico nazionale.

Per le rinnovabili il futuro resta un percorso a ostacoli

Il futuro delle energie rinnovabili in Italia resta ancora un percorso tutt’altro che lineare. Le complessità legate a procedure autorizzative e alla variabilità normativa mettono in luce la necessità di un ripensamento strutturale, tanto nell’approccio amministrativo quanto nella valorizzazione delle tecnologie mature ed emergenti. La gestione del patrimonio esistente e l’adozione di strategie di repowering assumono nello stesso tempo un ruolo più rilevante nel bilanciare le esigenze del presente con gli obiettivi a medio termine. Per queste ragioni la traiettoria verso il 2030 ha bisogno ancora più del passato di nuove forme di dialogo fra pubblico e privato, per sostenere tutte le condizioni che consentono alle fonti energetiche rinnovabili di svolgere appieno il loro ruolo a beneficio della transizione energetica nazionale.

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