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Strategie di sostenibilità: il ruolo dell’ERP e del system integrator

Altea UP e Vedrai Data Intelligence, due realtà della galassia Altea Federation, propongono una riflessione sulla necessità di intraprendere una strategia di sostenibilità strutturata che aiuti le imprese a creare nuovo valore. In questo percorso, un ruolo chiave lo giocano gli strumenti tecnologici, come l’ERP SAP S/4 HANA e il supporto di un partner competente e strutturato

Pubblicato il 18 Gen 2024

La sostenibilità è oggi un obiettivo chiave per chiunque faccia parte di una filiera, non solo per ragioni etiche, ma anche per ottemperare a normative vigenti sempre più stringenti in materia.
Dal PNRR che richiede alle aziende di integrare innovazione e sostenibilità e che di fatto promuove quella che viene ormai definita la “Green & Blue Transition”, all’obbligo di presentare un “bilancio di sostenibilità” fino alle nuove leggi introdotte da vari paesi europei insieme ai rating ESG (ambientali, sociali e di governance). È quindi evidente che nessuna organizzazione può ignorare il cambio di direzione: ci si sta muovendo sempre più convintamente verso una impact economy, nella quale le valutazioni di impatto accompagnano e in qualche caso superano le mere valutazioni finanziarie.

Sostenibilità, un percorso che coinvolge l’intera organizzazione

Fondamentale, in questo contesto, è il coinvolgimento di tutti all’interno di un’organizzazione nella realizzazione delle strategie di sostenibilità. Questo coinvolgimento deve essere una scelta condivisa e misurabile in base ai KPI aziendali. Questo cambiamento sta trasformando il ruolo dei dirigenti di alto livello (C-Level), dal CEO al CFO fino ai CIO e COO, che stanno assumendo un ruolo sempre più significativo nelle decisioni aziendali relative alla sostenibilità. La tecnologia SAP è fondamentale in questo processo poiché consente un approccio integrato verso obiettivi misurabili.
Ed è proprio su questo tema che, a fine dello scorso anno, Altea UP e Vedrai Data Intelligence hanno promosso un momento di incontro e riflessione, dal titolo “From ERP to ESG, enabling your ESG Strategy”, con l’obiettivo di comprendere come, a fronte di un movimento etico e di una sensibilità comune più forti rispetto al passato e con normative e regolamenti sempre più stringenti, sia possibile dar vita a un percorso virtuoso e strategico verso la sostenibilità. E tutto questo grazie a una precisa metodologia progettuale e al supporto di sistemi tecnologici evoluti, ERP in primis.
L’ERP non solo consente di lavorare sulle tre dimensioni codificate dell’ESG, vale a dire la dimensione ambientale, quella sociale e quella di governance, ma costituisce una valida base per un percorso di cambiamento, basato su dati e KPI oggettivi e misurabili.
All’incontro hanno partecipato, oltre a rappresentanti di SAP Italia, Andrea Cavallini, ESG strategist – Valutatore d’impatto e GRI certified, CSR manager in MAS – Mediamo Area Sostenibilità, Mattia Grossi, Chief Innovation, Solutions & GTM Officer in Vedrai Data Intelligence e Alessandro Martignoni, BU Director in Altea UP, con i quali sono stati esplorati diversi aspetti, da quelli etici a quelli normativi a quelli organizzativi fino ad arrivare per l’appunto alle leve tecnologiche.

Misurabilità, Replicabilità, Comparabilità: i tre pilastri di una strategia ESG Compliant

È stato Alessandro Martignoni a mettere subito in luce come il percorso che ci porta oggi a mettere la sostenibilità al centro delle nostre strategie e dei nostri pensieri affonda le radici in riflessioni e scuole di pensiero nate ormai molti anni fa, a partire dalla Conferenza di Stoccolma del 1972.
La realtà è che siamo passati da una crescita infinita a una crescita finita, nella quale il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, le imprese e l’ambiente diventa centrale.
Oggi, gli adempimenti normativi ci mettono di fronte a obblighi e regolamenti cui ottemperare. Ma è qui che si gioca la sfida: limitarsi a rispettare le regole, oppure fare delle regole la leva sulla quale giocarsi il futuro.
Dietro il percorso verso un’impresa “ESG compliant”, dietro i costi che un percorso di sostenibilità inevitabilmente porta con sé, si nascondono grandi opportunità di innovazione e ancor di più si nasconde la possibilità di cambiare il proprio standing, diventando attrattivi per il mondo finanziario, per gli investitori e, non ultime, anche per le risorse umane.
Non è un percorso semplice e lo si costruisce, come evidenziato molto chiaramente da Mattia Grossi, lavorando su tre pilastri fondamentali:
Misurabilità, perché se non si misura non è possibile comprendere se e dove vi sono miglioramenti, Replicabilità, perché è necessario che i miglioramenti siano replicabili nel tempo, Comparabilità globale delle informazioni sugli impatti delle azioni intraprese, secondo logiche di trasparenza.

Doppia Materialità e Integrated Reporting

Proprio nella logica della Misurabilità-Replicabilità-Comparabilità, emerge sempre più rilevante, sottolinea Andrea Cavallini, il principio della doppia materialità, ossia l’analisi e la valutazione dei rischi che l’azienda genera verso l’esterno (verso il Pianeta e le persone) oltre che dei rischi che dall’esterno possono influenzare i risultati finanziari dell’azienda.

Un passaggio necessario nell’evoluzione dell’ESG, soprattutto perché un approccio che privilegia la materialità finanziaria non riflette correttamente il reale impatto e la reale capacità di generare valore delle aziende, che ora più che mai deve essere sempre più un valore sociale e ambientale. Non è un caso che dal Parlamento Europeo arrivano pressioni per includere proprio la doppia materialità nella regolamentazione delle valutazioni ESG.

Lo sottolinea anche Alessandro Martignoni, evidenziando la rendicontazione non finanziaria sia oggi al centro dell’attenzione. Si parla infatti di report integrato, fondamentale per raccontare la creazione di valore nel quadro di una strategia ESG.
Misurando il capitale relazionale e sociale, organizzativo, umano, naturale, materiale e finanziario, attraverso l’Integrated Reporting, è possibile capire gli impatti delle scelte intraprese sugli stakeholder e sul territorio, mettendoli in relazioni con i prodotti e i servizi realizzati dall’impresa.
Attraverso l’integrated reporting, dunque, è possibile capire le relazioni causa effetto che ci sono nei processi aziendali, grazie a una visione strategica su tutta l’organizzazione, valutando sostenibilità e impatti sui capitali tangibili e intangibili.

In sintesi, le motivazioni che dovrebbero portare oggi una azienda ad adottare una strategia di sostenibilità sono chiare e ben riassunte a Andrea Cavallini nello schema qui in calce:
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Dalla revisione dei processi a nuove leve di innovazione

Non è un percorso semplice e, soprattutto, richiede un approccio ben strutturato e metodologico.
Su questo punto ha portato la sua riflessione Mattia Grossi, mettendo in luce come anche di fronte a quello che può sembrare un obiettivo comune, vale a dire quello della sostenibilità, non tutte le aziende vi arrivano seguendo lo stesso percorso e seguendo gli stessi approcci.
Ci sono realtà che devono redigere il bilancio di sostenibilità e trovano in questa ottemperanza il punto di partenza per una revisione dei propri processi e delle proprie operation.
Altre, sempre sulla scia di nuovi obblighi o regolamenti, devono lavorare su Risk e Governance e da lì allargano il loro sguardo.
Ci sono realtà, come quelle del manifatturiero, che vogliono ridurre consumi e sprechi e misurare il proprio carbon footprint, avviando poi progettualità di più ampio respiro.
Essenziale è partire, come spiega ancora Mattia Grossi e cogliere l’opportunità di creare quella correlazione che associa all’ESG anche la capacità di innovare processi e servizi.

Che ruolo gioca SAP S/4 HANA

Ed è qui che trova il suo spazio l’ERP.
Perché proprio l’ERP, e SAP S/4HANA nello specifico su questo aspetto ha giocato molte delle sue innovazioni più recenti (a partire dal Green Ledger), è lo strumento che consente di trovare le relazioni causa effetto di cui abbiamo fatto cenno in precedenza, è lo strumento che consente di capire dove sono annidati i dati che servono per rispondere ai criteri di misurabilità, replicabilità, comparabilità, è lo strumento che consente di avere quella visione di insieme necessaria per avvicinarsi alla doppia materialità.

Il ruolo di Altea UP e Vedrai Data Intelligence

E se un ERP come SAP S/4 HANA è lo strumento giusto per perseguire questi obiettivi, fondamentale è trovare il partner giusto che possa accompagnare l’azienda in quello che non è difficile definire un vero e proprio viaggio.
Su questo punto interviene Alessandro Martignoni, spiegando quale sia il ruolo di un system integrator come Altea UP, in questo percorso.
Non si stratta semplicemente di padroneggiare la leva tecnologica, condizione necessaria ma non sufficiente, bisogna avere la capacità di ascoltare, di comprendere le esigenze e di disegnare il futuro in una prospettiva olistica.
Bisogna averlo già toccato con mano e Altea Federation lo fa da più di 15 anni.
Lo ha fatto per se’ stessa, prima che vi fossero norme che lo richiedessero, perché ha sempre ritenuto giusto abbracciare una innovazione che fosse etica e sostenibile. E in ragione della esperienza maturata in questi anni, è oggi in grado di supportare i propri clienti nei loro percorsi verso una sostenibilità che crei nuovo valore.

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Maria Teresa Della Mura

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