Pathway to COP28

Pathway to COP28: il percorso delle Conferenze delle Parti UNFCCC

Il punto sul lungo viaggio delle Conference of Parties dell’United Nations Framework Convention on Climate Change in vista di COP28 in programma all’Expo City di Dubai

Pubblicato il 17 Lug 2023

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Da Sharm el Sheikh all’Expo City di Dubai: dalla Conferenza delle Parti numero 27, COP27 guidata dall’Egitto all’edizione numero 28, la COP28 UAE United Arab Emirates con le stesse speranze, ma con obiettivi molto più stringenti e con una situazione che, per quanto riguarda l’emergenza climatica del pianeta, è purtroppo in evidente e drammatico peggioramento.

Il percorso e il metodo delle Conferenze delle Parti, COP

Le Conferenze delle Parti, o COP (Conference of Parties), rappresentano dal 1995 un appuntamento fondamentale per la comunità internazionale per affrontare le sfide legate al cambiamento climatico e alla sostenibilità. Sono organizzate annualmente dalla United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC ovvero dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e svolgono un ruolo molto importante nel confronto sulle politiche globali per la protezione dell’ambiente.

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Le Conferenze delle Parti vedono il loro punto di partenza nel 1992 con l’adozione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici durante la Earth Summit di Rio de Janeiro. In questa occasione viene definito un accordo internazionale, ratificato da quasi tutti i paesi del mondo, che si pone l’obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera per prevenire interferenze antropiche pericolose nel sistema climatico.

La Conference of Parties risponde a una serie di criteri che ne determinano l’importanza e la capacità di influenzare le scelte politiche, economiche e sociali nel maggior numero di paesi del mondo. Anzitutto, devono raggiungere una partecipazione universale. Alle COP partecipano tutti i paesi che hanno ratificato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, garantendo una rappresentanza globale.

Le decisioni devono essere collettive. Infatti, le COP adottano decisioni in base al principio del consenso, cercando di coinvolgere tutti i paesi nella definizione delle politiche e degli obiettivi climatici.

Le COP sono il punto di arrivo di negoziati annuali. Ogni COP si pone la missione di valutare i progressi nell’attuazione degli obiettivi definiti e punta a creare le condizioni per negoziare nuovi impegni e nuove azioni per affrontare il cambiamento climatico.

Ogni COP è preparata e organizzata sulla base di una articolata Agenda negoziale che viene definita in funzione delle priorità stabilite dai paesi membri, che possono includere temi come mitigazione, adattamento, finanziamenti, trasferimento di tecnologia e sviluppo sostenibile.

I rapporti scientifici svolgono un ruolo fondamentale e le COP puntano a mettere a disposizione della comunità politica ed economica una forte base scientifica fornita dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), che fornisce valutazioni periodiche sull’evoluzione del clima e sulle opzioni per affrontare il climate change.

Gli eventi relativi alle Conferenze delle Parti intendono favorire un dialogo di alto livello tra leader mondiali e rappresentanti dei paesi per avere la più ampia e profonda conoscenza sui temi legati ai cambiamenti climatici

Le COP devono poi essere aperte dalla partecipazione della società civile con il coinvolgimento attivo di rappresentanti della società e con l’opportunità per le organizzazioni non governative, per gli attivisti e per gli esperti in diverse discipline di partecipare e di influenzare le decisioni.

Il monitoraggio e la revisione degli impegni rappresentano un altro aspetto chiave delle COP. nel corso dei lavori deve essere valutato il progresso nella riduzione delle emissioni e nell’attuazione degli impegni presi dai paesi, al fine di favorire la responsabilità e l’adeguamento delle azioni.

L’aspetto relativo ai finanziamenti e alle diverse forme di sostegno rappresenta un altro aspetto metodologico che caratterizza le COP. Uno degli obiettivi di queste conferenze risiede nella capacità di agire per la promozione di iniziative volte a trovare nuove forme di finanziamenti e sostegno ai paesi in via di sviluppo attraverso la collaborazione internazionale.

L’ultimo punto, ma non certo per importanza, riguarda l’impegno in ogni COP a puntare lo sguardo verso le prospettive future. Ogni COP intende promuovere l’azione globale nel lungo termine, e si propone di individuare nuovi impegni e iniziative per affrontare il cambiamento climatico e creare le condizioni per arrivare al consenso su queste prospettive.

Dalla COP1 di Berlino alla COP27 di Sharm el Sheikh, in vista di COP28 a Dubai

In vista del prossimo appuntamento di Dubai è utile dare uno sguardo al passato e rivedere il percorso delle Conference of Parties a partire dal 1995 con la prima COP di Berlino.

  1. COP1 (1995, Berlino): L’obiettivo principale della COP1 è stato avviare il processo di attuazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, stabilendo le basi per future negoziazioni sulla riduzione delle emissioni di gas serra.
  2. COP2 (1996, Ginevra): La COP2 si è posta l’obiettivo di rafforzare gli impegni degli Stati membri nell’attuazione della Convenzione e ha portato per la prima volta l’attenzione sull’importanza di affrontare le questioni relative al finanziamento e alla tecnologia.
  3. COP3 (1997, Kyoto): La COP3 è la prima Conferenza delle Parti che ha posto il tema del cambiamento climatico a livello politico grazie all’adozione del Protocollo di Kyoto, un accordo storico che ha stabilito obblighi vincolanti per i paesi industrializzati al fine di ridurre le emissioni di gas serra. Un trattato che ha di fatto gettato le basi per gli sforzi globali di mitigazione del cambiamento climatico a livello sovranazionale.
  4. COP4 (1998, Buenos Aires): La COP4 ha rappresentato una sorta di banco di prova in merito all’attuazione del Protocollo di Kyoto, a partire dal CDP, Clean Development Mechanism, che consente di produrre certificati di riduzione delle emissioni negoziabili con l’ausilio di progetti di protezione del clima nei Paesi in via di sviluppo.
  5. COP5 (1999, Bonn): La quinta conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), si è tenuta nel 1999 in Germania. Durante questa conferenza, sono stati discussi diversi temi chiave legati ai cambiamenti climatici, compresa la necessità di ridurre le emissioni di gas serra e di adottare politiche di adattamento. A Bonn il confronto è stato indirizzato ai temi della cooperazione internazionale e dell’assistenza tecnica e finanziaria ai paesi in via di sviluppo per affrontare questa sfida globale.
  6. COP6 (2000, L’Aia): L’edizione numero 6 della COP è stata a sua volta finalizzata a cercare di definire le regole per l’attuazione del Protocollo di Kyoto, ma si è conclusa senza un accordo su questioni chiave, tra cui i meccanismi di flessibilità e le quote di emissione.
  7. COP7 (2001, Marrakech): La COP7 ha portato all’adozione di quello che è stato definito come il Piano d’azione di Marrakech, che ha fornito (finalmente) le linee guida per l’attuazione del Protocollo di Kyoto, compresi i meccanismi di flessibilità e la creazione del Fondo di adattamento.
  8. COP8 (2002, Nuova Delhi): La COP8 ha focalizzato l’attenzione sui temi dell’adattamento ai cambiamenti climatici e ha affrontato questioni relative ai finanziamenti, al ruolo della tecnologia e alla capacità dei paesi in via di sviluppo di affrontare gli impatti del cambiamento climatico.
  9. COP9 (2003, Milano): La COP9 ha cercato di fare il punto in merito all’implementazione del Protocollo di Kyoto e ha esaminato i progressi compiuti dai paesi nell’adempimento dei loro obblighi di riduzione delle emissioni.
  10. COP10 (2004, Buenos Aires): Anche la COP10 si è svolta ampiamente nel segno di un confronto e di una valutazione relativa all’attuazione del Protocollo di Kyoto, a cui si sono aggiunti i temi relativi alla promozione delle energie rinnovabili e alle strategie di adattamento.
  11. COP11 (2005, Montreal): La COP11 ha segnato un momento di svolta con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto e ha avviato negoziati per definire gli obiettivi futuri di mitigazione oltre il 2012. In occasione della COP11 di Montreal l’ufficializzazione relativa all’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto nel 2005 ha rappresentato un passaggio chiave nella lotta globale contro i cambiamenti climatici. Adottato otto anni prima, nel 1997, come parte della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), il protocollo è stato oggetto di un confronto molto complesso proprio perché introduceva obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas serra per i paesi industrializzati.
  12. COP12 (2006, Nairobi): La COP12 in Africa ha discusso in particolare le misure per affrontare i cambiamenti climatici, comprendendo adattamento, mitigazione e promozione delle tecnologie pulite.
  13. COP13 (2007, Bali): La COP13 ha adottato il Bali Roadmap, che ha stabilito l’obiettivo di negoziare un accordo globale sul clima entro il 2009, che sarebbe poi diventato il cosiddetto Accordo di Copenhagen. Una roadmap per costruire le condizioni di un accordo in grado di garantire il raggiungimento di più obiettivi convergenti: la riduzione delle emissioni di gas serra, le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, le logiche di finanziamento per le azioni di mitigazione e adattamento nei paesi in via di sviluppo. La Bali Roadmap ha rappresentato a sua volta un passo importante nella lotta contro i cambiamenti climatici.
  14. COP14 (2008, Poznań): La COP14 è stata primariamente dedicata alla preparazione delle condizioni per attuare la Bali Roadmap e portato l’attenzione sulle questioni legate all’adattamento, alla mitigazione, al finanziamento e alla tecnologia per affrontare i cambiamenti climatici.
  15. COP15 (2009, Copenaghen): Le grandi aspettative che hanno aperto la COP15 si sono concluse con la firma dell’Accordo di Copenaghen, un punto di incontro importante che però, a fronte del tentativo di negoziare un accordo globale per affrontare il cambiamento climatico, si è concretizzato in un accordo politico non vincolante.
  16. COP16 (2010, Cancún): La COP16 ha adottato il Pacchetto di Cancún, che ha riaffermato l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e perseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C. Inoltre, ha stabilito i meccanismi per affrontare l’adattamento, la mitigazione, il finanziamento e la tecnologia. L’accordo ha poi creato le premesse per il Green Climate Fund, GCF, ovvero il Fondo Verde per il Clima, un meccanismo che punta a sostenere finanziariamente i paesi in via di sviluppo nell’affrontare i cambiamenti climatici sia in termini di riduzione delle emissioni di gas serra che di aumento della resilienza, promuovendo azioni di mitigazione e adattamento.
  17. COP17 (2011, Durban): La COP17 ha svolto un ruolo chiave nell’adozione dell’Accordo di Durban, che ha stabilito il quadro per un accordo globale vincolante che coinvolgesse tutte le parti entro il 2015. Tra i punti chiave dell’Accordo di Durban vi è l’impegno a negoziare un nuovo trattato internazionale sul clima, che includa tutti i paesi e che entri in vigore entro il 2020. Sempre a Durban si è discusso di un secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto per i paesi che hanno scelto di parteciparvi e ha stabilito di lavorare al Fondo per l’Adattamento, che mira a sostenere i paesi in via di sviluppo nell’affrontare gli impatti del climate change. Un ulteriore punto chiave discusso nella città sudafricana è il riconoscimento scientifico e ufficiale in merio al ruolo delle foreste nella mitigazione del cambiamento climatico, con il rafforzamento del programma REDD+, Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation, volto a combattere la deforestazione e promuovere la conservazione delle foreste.
  18. COP18 (2012, Doha): La COP18 ha concentrato i suoi sforzi sull’attuazione dell’Accordo di Durban e ha affrontato questioni come il finanziamento, l’adattamento e ha visto per la prima un confronto ufficiale sui temi di un intervento finanziario in termini di Loss and Damage, di perdite e riparazioni nei confronti di paesi più fragili e più esposti ai cambiamenti climatici.
  19. COP19 (2013, Varsavia): La COP19 ha portato alla definizione del Green Climate Fund, GCF, ovvero il Fondo Verde per il Clima in un percorso avviato in occasione della COP16 di Cancun. Un fondo che mira a sostenere finanziariamente i paesi in via di sviluppo nell’affrontare gli impatti del cambiamento climatico.
  20. COP20 (2014, Lima): La COP20 ha adottato gli Accordi di Lima, che ha definito le linee guida per la preparazione delle Intended Nationally Determined Contributions (INDC), in vista dell’Accordo di Parigi dell’anno successivo. Gli Accordi prevedono l’obbligo per tutti i paesi di presentare gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra, e stabilisce l’importanza di una maggiore trasparenza e responsabilità nella comunicazione delle azioni intraprese dai paesi per affrontare i cambiamenti climatici.
  21. COP21 (2015, Parigi): La COP21 ha visto l’adozione degli Accordi di Parigi, che fissano gli impegni per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C e di perseguire sforzi per limitarlo a 1,5°C. Inoltre, hanno riconfermato l’attenzione verso la necessità di finanziamenti adeguati per i paesi in via di sviluppo. Si può dire che gli Accordi di Parigi abbiano rappresentato un momento di svolta nella lotta contro i cambiamenti climatici anche per l’impegno e l’obbligo per i paesi di presentare i Nationally Determined Contributions (NDC), Piani nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra, e di rivedere e aggiornare questi piani ogni cinque anni. Questo approccio basato sugli sforzi nazionali ha rappresentato un passo importante verso l’azione climatica globale. Gli Accordi raggiunti a Parigi hanno anche sottolineato l’importanza del finanziamento per sostenere i paesi in via di sviluppo nel raggiungimento dei loro obiettivi di mitigazione e adattamento per cui è stato stabilito l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 a loro favore.
  22. COP22 (2016, Marrakech): la ventiduesima conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici torna a riunirsi a Marrakech in Marocco (come la COP7 del 2001).  Questa conferenza si è svolta nel segno dell’impegno per l’attuazione degli Accordi di Parigi del 2015 con un confronto importante su temi come il finanziamento per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, la trasparenza delle azioni nazionali e il coinvolgimento delle parti interessate. Uno dei risultati più significativi di questa COP è rappresentato dall’adozione del piano di azione per l’attuazione degli Accordi di Parigi, noto come “Programma di lavoro di Marrakech“. La COP22 ha sottolineato in modo forte l’importanza della collaborazione tra i paesi e delle partnership tra i diversi attori, compresi governi, settore privato e società civile, per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici.
  23. COP23 (2017, Bonn): l’edizione numero 23 della conferenza delle parti della Convenzione quadro torna nel 2017 a Bonn, in Germania e anche in questo caso si svolge nel segno di un forte focus sull’implementazione degli Accordi di Parigi e sulla necessità di trovare soluzioni che permettano di segnare una accelerazione delle azioni per contrastare i cambiamenti climatici. Durante la COP23 sono stati discussi diversi temi chiave, tra cui la necessità di aumentare gli sforzi per la riduzione delle emissioni di gas serra, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la promozione della resilienza e l’incremento del finanziamento climatico per i paesi in via di sviluppo. Un altro risultato collegato alla COP23 riguarda la Piattaforma di Talanoa, un processo di consultazione e dialogo per favorire l’azione climatica collaborativa e inclusiva. Questo processo ha coinvolto tutti gli attori, inclusi governi, società civile, settore privato e cittadini, per condividere esperienze, idee e soluzioni per affrontare i cambiamenti climatici. La Piattaforma di Talanoa è stata progettata per creare uno spirito di dialogo e per incoraggiare i partecipanti a condividere le loro esperienze, le migliori pratiche e le sfide affrontate nella lotta contro il cambiamento climatico. L’obiettivo principale è quello di rafforzare l’ambizione collettiva per l’azione climatica globale e per la sua implementazione i partecipanti sono stati invitati a rispondere a tre domande chiave: Dove siamo? – con una valutazione della situazione attuale in termini di azioni, di impegni e di impatto sul climate change; Dove vogliamo andare? – con la identificazione degli obiettivi comuni e delle sfide che devono essere superate per raggiungere gli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi; Come possiamo raggiungere il punto di arrivo? – con la esplorazione delle soluzioni pratiche, delle opportunità, delle azioni necessarie per affrontare il cambiamento climatico. La COP23 ha sottolineato l’importanza del ruolo delle foreste nel mitigare i cambiamenti climatici, ha rafforzato il programma REDD+ e ha evidenziato il bisogno di aumentare il finanziamento per l’azione climatica, compreso il sostegno ai paesi in via di sviluppo e la promozione della tecnologia e dell’innovazione nel settore climatico.
  24. COP24 (2018, Katowice): in Polonia la Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite numero 24 ha rappresentato un nuovo passaggio cruciale per l’attuazione degli Accordi di Parigi del 2015. 195 paesi si sono impegnati a limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e hanno discusso delle regole operative per garantire la piena attuazione di quegli impegni. Le questioni cruciali discusse a Katowice sono state quelle della trasparenza delle emissioni, dei meccanismi di finanziamento per i paesi in via di sviluppo e delle misure di adattamento ai cambiamenti climatici. Alla COP24 sono state definite le cosiddette Regole di Katowice o “libro delle regole” nel quale sono indicati gli elementi tecnici per dare piena esecuzione alle disposizioni degli Accordi di Parigi. Nel Rulebook sono stabilite le linee guida per la misurazione, la notifica e la verifica delle emissioni di gas serra, nonché per il finanziamento delle azioni di mitigazione e adattamento. Più specificatamente le Regole di Katowice forniscono indicazioni per la Mitigazione con un insieme di regole e informazioni che i paesi dovranno fornire per quantificare e specificare i propri impegni in termini di riduzione delle emissioni e in forma di Nationally Determined Contributions, NDC; informazioni e dati in merito agli obiettivi di Adattamento e Trasparenza in relazione alle linee guida per quanto attiene al monitoraggio, alla rendicontazione e alla verifica delle azioni di mitigazione, di adattamento e di supporto finanziario. Sempre in occasione della COP24 è stato stabilito il meccanismo Globalstocktake, che prevede una sorta di “possibile innalzamento dell’ambizione” con le modalità e le fonti informative necessarie per guidare e motivare questo percorso. L’ultimo punto significativo di questa COP riguarda i temi della implementazione e della compliance con l’impegno ad avviare un Comitato di implementazione e compliance e delle misure necessarie per tenere in considerazione le specifiche situazioni nazionali richiamate dagli Accordi di Parigi.
  25. COP25 (2019, Madrid): l’obiettivo principale della conferenza numero 25 era quello di aumentare l’ambizione degli impegni nazionali per ridurre le emissioni di gas serra e affrontare l’emergenza climatica. Per quanto siano state rilevanti le pressioni degli scienziati e le proteste degli attivisti, i negoziati non hanno portato a risultati significativi. I principali paesi responsabili della maggiore quantità di emissioni sino sono mostrati riluttanti a impegnarsi in misure concrete per contrastare il cambiamento climatico. I risultati positivi ascrivibili a questa edizione riguarda il Fondo di Adattamento e i temi legati a Loss and Damage che prevedono meccanismi di compensazione per i paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici.
  26. COP26 (2020, Glasgow): nel 2021, come ESG360, abbiamo scelto di seguire COP26 con una serie di servizi legati ai principali temi trattati in questa Conference of the Parties e che è culminata con la firma del Glasgow Climate Pact. L’obiettivo primario della COP26 di Glasgow doveva essere quello di rafforzare gli sforzi globali per la riduzione delle emissioni di gas serra per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Un obiettivo che purtroppo non è stato raggiunto, se non in alcune componenti e che è stato affrontato concentrando l’attenzione su diversi punti allo scopo di predisporre delle misure che consentissero di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. L’impegno nel cercare di aumentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni con la richiesta ai paesi con volumi di emissioni più consistenti di rivedere e aumentare i propri obiettivi di riduzione. La definizione di Piani di transizione energetica con un maggiore impegno verso la diffusione di energie pulite e rinnovabili, e con una strategia di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e con una forte promozione e attenzione ai temi dell’efficienza energetica.
    Si è poi focalizzata l’attenzione sul mercato del carbonio, sul ruolo dell’ETS e sui meccanismi di compensazione come strumenti incentivanti per la riduzione delle emissioni.
    Un altro tema centrale della COP26 è stato il confronto sulle questioni e sulle modalità per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la creazione di meccanismi di resilienza per affrontare gli impatti attuali e futuri legati al climate change. Un tema questo che è stato declinato a sua volta in tre grandi capitoli:
    1. Il grande tema relativo ai Piani di adattamento nazionali: con un esplicito incoraggiamento ai paesi membri a sviluppare e implementare piani di adattamento nazionali, con strategie per la gestione delle risorse idriche, per una agricoltura resiliente al clima e per la protezione delle infrastrutture dalle minacce legate ai cambiamenti climatici.
    2. La questione delicatissima e purtroppo irrisolta legata ai finanziamenti per l’adattamento. A Glasgow si voleva arrivare a garantire finanziamenti adeguati per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico, in particolare attenzione agli eventi estremi, alla desertificazione, alla scarsità di acqua e all’aumento del livello del mare.
    3. Il terzo punto riguardava poi la protezione delle comunità vulnerabili: una attenzione speciale verso quelle comunità più esposte ai rischi climatici, come quelle che vivono in zone costiere o come quelle che vengono colpite più frequentemente e intensamente da eventi meteorologici estremi. Una attenzione che si è cercato di concretizzare nella definizione di politiche di adattamento e di riduzione del rischio.

    Il tema dei finanziamenti per l’adattamento ha rappresentato in realtà una delle tante dimensioni di un macro tema più esteso e complesso che attiene ai finanziamenti per la sostenibilità

    Che alla COP26 di Glasgow ha avuto un ruolo centrale. Accanto ai finanziamenti per l’adattamento, la Conferenza delle parti ha cercato di trovare un punto di incontro sui Finanziamenti climatici e ha cercato, anche in questo caso senza successo, di garantire l’effettiva erogazione dei finanziamenti promessi ai paesi in via di sviluppo per affrontare il cambiamento climatico, in linea con il “vecchio” obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020.

    Accanto a questo impegno in capo agli Stati in Scozia si è affrontato il tema degli Investimenti privati sostenibili. L’obiettivo era quello di promuovere iniziative private volte a creare forme di investimento sostenibili. Un impegno verso il settore privato che partiva dallo scopo di incoraggiare una più incisiva riduzione delle emissioni, ad adottare pratiche sostenibili e, appunto, a finanziare progetti a basso impatto ambientale.

    L’altro grande capitolo discusso a Glasgow ha riguardato il ruolo dell’innovazione e delle Cleantech in particolare. L’innovazione e la ricerca di tecnologie per la produzione di energia pulita e per un utilizzo a sua volta più “pulito” dell’energia è un altro grande focus di COP26 sia in termini di attenzione e incentivi che possono promuovere l’innovazione e la diffusione delle tecnologie pulite, sia in termini di pratiche per favorire lo sviluppo e l’adozione di soluzioni sostenibili, come l’energia solare, l’eolico e l’idrogeno verde.

  27. COP27 (2022, Sharm el Sheikh): in occasione della COP27 del 2022 abbiamo dato vita a Road to COP27 un vero e proprio Diario quotidiano della XXVII Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è tenuta in Egitto. La Conferenza delle Parti numero 27 ha focalizzato la propria attenzione su quattro grandi punti:
    1. Il rafforzamento degli impegni nazionali con l’adozione di nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni da parte dei paesi partecipanti. Diversi paesi hanno annunciato un aumento dei target per la riduzione delle emissioni di gas serra. Questo atteggiamento ha rappresentato un (ipotetico) passo importante verso l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Alle promesse di riduzione devono infatti seguire fatti concreti.
    2. Finanziamenti per la mitigazione e l’adattamento: La COP27 ha evidenziato la necessità di un finanziamento adeguato per sostenere le azioni di mitigazione e adattamento dei paesi più vulnerabili al cambiamento climatico. Durante l’evento, sono stati annunciati nuovi impegni finanziari da parte dei paesi sviluppati per sostenere i paesi in via di sviluppo nella lotta contro il cambiamento climatico. Anche in questo caso alle parole e agli impegni devono seguire le azioni concrete.
    3. Innovazione e tecnologia sono state a loro volta al centro di COP27. A Sharm el Sheikh sono state presentate numerose soluzioni innovative per la riduzione delle emissioni e l’adattamento ai cambiamenti climatici, sono state promosse partnership tra governi, settore privato e società civile per facilitare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie pulite e sostenibili.
    4. Il quarto punto chiave della COP27 è rappresentato del focus sulla protezione degli ecosistemi: La conservazione degli ecosistemi è da tempo un tema chiave che ha trovato maggior attenzione e spazio nella conferenza tenuta in Egitto che ha sottolineato l’importanza di proteggere le foreste, gli oceani e le risorse idriche come strumenti fondamentali nella lotta contro il climate change. Sono stati discussi meccanismi per incentivarne la conservazione e l’utilizzo sostenibile, come forme di finanziamento per servizi ecosistemici.
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